{"id":194,"date":"2003-12-01T22:47:00","date_gmt":"2003-12-01T22:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/?p=194"},"modified":"2021-12-22T13:41:07","modified_gmt":"2021-12-22T13:41:07","slug":"speciale-karl-popper","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/?p=194","title":{"rendered":"Speciale Karl Popper"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" height=\"248\" src=\"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/popper11.gif\" alt=\"\" class=\"wp-image-189\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quest&#8217;anno cade il centenario della nascita di Karl Popper (1902-1994)<\/strong>, l&#8217;epistemologo e filosofo viennese che ha profondamente influenzato il pensiero del XX secolo. &#8220;Il pi\u00f9 grande filosofo della scienza mai esistito&#8221;, secondo l&#8217;ormai classica definizione del Nobel Peter Medawar, \u00e8 stato soprattutto uno strenuo difensore della non ortodossia e della libert\u00e0, in favore di quella &#8216;Societ\u00e0 aperta&#8217; che \u00e8 anche il titolo di uno dei suo libri fondamentali. Popper attacc\u00f2 dalle fondamenta le peggiori utopie del secolo, lottando contro i totalitarismi e i suo filosofi. Nel rispetto delle caratteristiche di questa rubrica, abbiamo selezionato dalle sue opere alcuni passi tratti dalle traduzioni italiane, tra le quali segnaliamo&nbsp;<em>Breviario<\/em>, a cura di Massimo Baldini, Rusconi Editore, 1998. (<em>La Redazione<\/em> <em>del Nuovo Caff\u00e9 Letterario<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-outline is-style-outline--1\"><a class=\"wp-block-button__link\" href=\"#nota\">nota critica<\/a><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-button is-style-outline is-style-outline--2\"><a class=\"wp-block-button__link\" href=\"#biografia\">Biografia<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\">Testo&nbsp; 1<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io affermo che il nostro mondo, il mondo delle democrazie occidentali, non \u00e8 certamente il migliore di tutti i mondi possibilie, ma \u00e8 tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza. Sotto questo punto di vista sono un ottimista incallito. (<em>Tutta la vita \u00e8 risolvere problemi<\/em>, Rusconi, Milano 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019incontro con il marxismo fu uno dei principali eventi del mio sviluppo intellettuale. Mi insegn\u00f2 tante di quelle lezioni che non ho mai dimenticato. Mi insegn\u00f2 la sapienza del detto socratico \u2018 Io so di non sapere\u2019. Mi rese fallibilista, e impresse in me il valore della modestia intellettuale. E mi fece sommamente consapevole delle differenze esistenti tra pensiero dogmatico e pensiero critico. (<em>La ricerca non ha fine<\/em>, Armando, Roma 1976)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per diversi anni rimasi socialista, anche dopo il mio ripudio del marxismo; e se ci fosse stato qualcosa come un socialismo combinato con la libert\u00e0 individuale, sarei ancora oggi socialista. E, infatti, non potrebbe esserci niente di meglio che vivere una vita modesta, semplice e libera in una societ\u00e0 egalitaria. Mi ci volle un po\u2019 di tempo per riconoscere che questo non era nient\u2019altro che un sogno meraviglioso; che la libert\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 importante dell\u2019uguaglianza; che il tentativo di attuare l\u2019uguaglianza \u00e8 di pregiudizio alla libert\u00e0: e che se va perduta la libert\u00e0, tra non liberi non c\u2019\u00e8 nemmeno uguaglianza. (<em>La ricerca non ha fine<\/em>, Armando, Roma 1976)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si d\u00e0 il caso che io non sia solo un empirista e un razionalista di tipo particolare, ma anche un liberale, nel senso inglese del termine; ma proprio perch\u00e9 sono un liberale, credo che per un liberale poche cose siano pi\u00f9 importanti del sottoporre le varie teorie del liberalismo ad un esame critico approfondito. (<em>Congetture e confutazioni<\/em>, Il Mulino, Bologna 1972)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019interesse della pace, sono un avversario del cosiddetto movimento pacifista. Dobbiamo imparare dalle nostre esperienze e gi\u00e0 due volte il movimento pacifista ha contribuito a incoraggiare l\u2019aggressore. L\u2019imperatore Guglielmo II, si aspettava che l\u2019Inghilterra, nonostante le garanzie fatte al Belgio, non si decidesse alla guerra proprio a motivo del pacifismo; e analogamente pens\u00f2 Hitler, nonostante le garanzie fatte dall\u2019Inghilterra alla Polonia. (<em>Tutta la vita \u00e8 risolvere problemi<\/em>, Rusconi, Milano 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pensatore alla moda \u00e8 per lo pi\u00f9 prigioniero del proprio conformismo, mentre io considero la libert\u00e0 \u2013 la libert\u00e0 politica cos\u00ec come il pensiero libero e autonomo \u2013 uno dei principali valori che la vita pu\u00f2 offrirci, se non il principale. Per questo motivo, per molti anni ho cercato di contestare le mode intellettuali nella scienza, e ancor pi\u00f9 nella filosofia. (<em>Miseria dello storicismo<\/em>, Feltrinelli, Milano 1975)<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\">Testo 2<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riluttanza ad ammettere che le norme sono qualcosa d\u2019importante e d\u2019irrinunciabile \u00e8 una delle maggiori fonti di debolezze intellettuali e d\u2019altro genere dei circoli \u2018progressisti\u2019 del nostro tempo. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo noi e noi soli responsabili di approvare o respingere certe leggi morali che ci sono proposte, siamo noi che dobbiamo distinguere tra veri profeti e falsi profeti. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi abbiamo bisogno di un\u2019etica che disprezzi il successo e il compenso. E un\u2019etica siffatta non bisogna inventarla e non \u00e8 neppure nuova: \u00e8 stata insegnata dal cristianesimo, almeno ai suoi inizi. Ed \u00e8 ancora oggi insegnata dalla cooperazione sia industriale che scientifica del nostro tempo. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sacrificio pu\u00f2 avere un alto, e anche superiore, significato quando \u00e8 fatto in maniera anonima. La nostra educazione etica deve seguirne l\u2019esempio. Devono insegnarci a fare il nostro lavoro; a fare il nostro sacrificio per amore di questo lavoro, e non per conseguire lode o evitare il biasimo. (Il fatto che noi tutti abbiamo bisogno di qualche incoraggiamento, speranza, lode e anche biasimo e tutt\u2019altra faccenda). Noi dobbiamo cercare la nostra giustificazione nel nostro lavoro, in ci\u00f2 che facciamo noi stessi e non in un fittizio \u2018senso della storia\u2019 (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pi\u00f9 importante dei dieci comandamenti dice: Non uccidere! Esso contiene quasi tutta l\u2019etica. Il modo in cui, per esempio, Schopenhauer formula l\u2019etica \u00e8 solo una specificazione di questo basilare comandamento. L\u2019etica di Schopenhauer \u00e8 semplice, diretta, chiara. Dice: Non danneggiare nessuno e non offendere nessuno; piuttosto aiuta tutti, per quanto ti \u00e8 possibile. (Tutta la vita \u00e8 risolvere problemi, Rusconi, Milano 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019etica \u2018scientifica\u2019 \u00e8, nella sua assoluta sterilit\u00e0, uno dei pi\u00f9 stupefacenti fenomeni sociali. Quale obiettivo si propone? Quello di dirci che cosa dovremmo fare, cio\u00e8 di costruire un codice di norme, su una base scientifica, sicch\u00e9 non abbiamo da far altro che consultare l\u2019indice del codice se ci troviamo di fronte a una difficile decisione morale? Ci\u00f2 sarebbe evidentemente assurdo, anche a prescindere dal fatto che una realizzazione del genere distruggerebbe ogni responsabilit\u00e0 personale e quindi tutta l\u2019etica. Oppure si propone di fornire criteri scientifici della verit\u00e0 e falsit\u00e0 dei giudizi morali, cio\u00e8 giudizi implicanti termini come \u2018buono\u2019 e \u2018cattivo\u2019? Ma \u00e8 evidente che i giudizi morali sono assolutamente irrilevanti. Soltanto un seminatore di scandali pu\u00f2 avere interesse a giudicare gli altri o le loro azioni; \u201cnon giudicare\u201d sembra ad alcuni di noi una delle fondamentali e troppo poco apprezzate leggi dell\u2019etica umanitaria. (Possiamo trovarci nella necessit\u00e0 di disarmare e di imprigionare un criminale per impedirgli di ripetere i suoi crimini, ma un eccesso di giudizio morale e specialmente d\u2019indignazione morale \u00e8 sempre un segno d\u2019ipocrisia e di fariseismo). Cos\u00ec un\u2019etica di giudizi morali sarebbe non solo irrilevante, ma addirittura qualcosa d\u2019immorale. L\u2019importanza decisiva dei problemi morali si fonda, naturalmente, sul fatto che possiamo operare con intelligente preveggenza e che possiamo chiederci quali debbano essere i nostri fini, cio\u00e8 come dobbiamo operare. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\">Testo 3<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si pu\u00f2 rendere giustizia a Marx senza riconoscere la sua sincerit\u00e0. La sua apertura di mente, il suo senso dei fatti, il suo disprezzo per la verbosit\u00e0, e specialmente la verbosit\u00e0 moraleggiante, hanno fatto di lui uno dei pi\u00f9 importanti combattenti, a livello mondiale contro l\u2019ipocrisia e il fariseismo. Provava un bruciante desiderio di andare in aiuto degli oppressi ed era pienamente conscio della necessit\u00e0 di cimentarsi nei fatti e non solo a parole. Essendo dotato di un\u2019intelligenza essenzialmente teorica, consacr\u00f2 immense fatiche alla messa a punto di quelle che riteneva fossero armi scientifiche per la lotta in vista del miglioramento della sorte della stragrande maggioranza degli uomini. La sua sincerit\u00e0 nella ricerca della verit\u00e0 e la sua onest\u00e0 intellettuale lo distinguono, a mio giudizio, da molti dei suoi seguaci (bench\u00e9 disgraziatamente non si sia del tutto sottratto all\u2019influenza corruttrice di un\u2019educazione che matur\u00f2 nell\u2019atmosfera della dialettica hegeliana denunciata da Schopenhauer come \u201cdistruttiva di ogni intelligenza\u201d). L\u2019interesse di Marx per la scienza sociale e per la filosofia sociale fu fondamentalmente di ordine pratico. Egli vedeva nella conoscenza un mezzo per promuovere il progresso dell\u2019uomo. Perch\u00e9, allora, attaccare Marx? Nonostante i suoi meriti, Marx fu, a mio avviso, un falso profeta. Fu un profeta del corso della storia e le sue profezie non sono risultate vere; ma questa non \u00e8 la mia accusa maggiore. \u00c8 molto pi\u00f9 importante il fatto che egli svi\u00f2 un gran numero di persone intelligenti portandole a credere che la profezia storica sia il modo scientifico di approcciare i problemi. Marx \u00e8 responsabile della rovinosa influenza del metodo di pensiero storicista tra i ranghi di quanti vogliono fare avanzare la causa della societ\u00e0 aperta. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marx fu l\u2019ultimo dei creatori dei grandi sistemi olistici*. Dovremmo avere cura di fermarci a questo punto e di non sostituire al suo un altro Grande Sistema. Non abbiamo bisogno di olismo: abbiamo invece bisogno di d\u2019ingegneria sociale gradualistica. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>*Olismo, talvolta usato come \u2018onnicomprensivo\u2019, \u00e8 un termine che designa la tesi epistemologica secondo la quale i sistemi complessi (organismi, menti, sistemi sociali) presentano caratteristiche non possedute dai loro elementi costitutivi: in questi sistemi, cio\u00e8, il tutto \u00e8 maggiore delle parti che lo costituiscono.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019 \u201cinterpretazione materialistica della storia\u201d di Marx, per quanto apprezzabile possa apparire, non deve essere presa troppo sul serio; non possiamo considerarla pi\u00f9 che un apprezzabilissimo invito a guardare le cose nel loro rapporto con il proprio sfondo economico. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marx era un razionalista. Come Socrate e come Kant, credeva nella ragione quale base dell\u2019unit\u00e0 del genere umano. Ma la sua dottrina &#8211; che le nostre opinioni sono determinate dall\u2019interesse di classe &#8211; acceler\u00f2 il declino di questa fede. Come la dottrina di Hegel &#8211; che le nostre azioni sono determinate da tradizioni e interessi nazionali &#8211; cos\u00ec la dottrina di Marx ha finito per minare dalle fondamenta la fiducia razionalistica nella ragione. Cos\u00ec minacciato sia da destra che da sinistra, l\u2019atteggiamento razionalistico nei confronti dei problemi sociali ed economici non pot\u00e9 opporre resistenza quando la profezia storicistica e l\u2019irrazionalismo oracolare sferrarono un attacco frontale contro di esso. Questa \u00e8 la ragione per cui il conflitto tra razionalismo e irrazionalismo \u00e8 diventato il pi\u00f9 importante problema intellettuale e forse anche morale del nostro tempo. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\">Testo 4<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono ben lontano dal difendere la teoria dello Stato di Marx. Soprattutto la sua teoria dell\u2019impotenza di ogni politica e la sua concezione della democrazia misera siano non solo errori, ma errori fatali. Bisogna riconoscere che, dietro queste cupe e ingegnose teorie, stava una cupa e deprimente esperienza. E bench\u00e9 Marx, a mio giudizio, non sia riuscito a capire il futuro che cos\u00ec ardentemente desiderava prevedere, mi sembra che anche le sue teorie sbagliate siano prove della sua acuta intuizione sociologica delle condizioni del suo tempo e del suo profondissimo umanitarismo e senso di giustizia. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nutrendo un profondo disprezzo per il moralista, che di solito predica bene e razzola male, Marx fu restio a formulare esplicitamente le sue convinzioni etiche. I principi di umanit\u00e0 e di decoro erano per lui cose che non avevano bisogno di discussione, che si dovevano dare per scontate (anche in questo campo era un ottimista). Attaccava i moralisti perch\u00e9 li vedeva come apologeti servili di un ordine sociale che considerava immorale; attaccava gli esaltatori del liberismo, perch\u00e9 si mostravano soddisfatti e perch\u00e9 identificavano la libert\u00e0 con la libert\u00e0 formale allora vigente nell\u2019ambito di un sistema sociale che di fatto distruggeva la libert\u00e0. Cos\u00ec, per via implicita, Marx ammetteva il suo amore per la libert\u00e0 e, nonostante la sua propensione come filosofo per l\u2019olismo, egli non fu certamente un collettivista, perch\u00e9 sperava nella \u201cestinzione\u201d dello Stato. La fede di Marx era, a mio giudizio, fondamentalmente una fede nella societ\u00e0 aperta. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La teoria di Marx si pu\u00f2 considerare confutata dal corso degli eventi accaduti durante la Rivoluzione Russa. Per Marx i cambiamenti rivoluzionari cominciano alla base; vale a dire: i mezzi di produzione cambiano per primi, poi cambiano le condizioni sociali della produzione, quindi il potere politico, e infine le credenze ideologiche che sono le ultime a cambiare. Ma nella Rivoluzione Russa il primo a cambiare fu il potere politico, e quidi l\u2019ideologia (dittatura pi\u00f9 elettrificazione) cominci\u00f2 a cambiare le condizioni sociali e i mezzi di produzione dall\u2019alto. Per eludere questa falsificazione, la reinterpretazione della teoria marxiana della rivoluzione immunizz\u00f2 questa stessa teoria contro ulteriori attacchi trasformandola nella teoria \u2018volgar-marxista\u2019 (o socioanalitica) che ci dice che \u201cil motivo economico\u201d e la lotta di classe pervadono la vita sociale. (La ricerca non ha fine, Armando, Roma 1976)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In certe circostanze, le idee possono rivoluzionare le condizioni economiche di un paese, invece di essere modellate da queste condizioni. Usando la terminologia di Marx, potremmo dire che egli aveva sottovalutato la forza del regno della libert\u00e0 e le sue possibilit\u00e0 di conquista del regno della necessit\u00e0. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\">Testo 5<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella che i marxisti definiscono sprezzantemente come \u2018mera libert\u00e0 formale\u2019 diventa base di ogni altra cosa. Questa \u2018mera libert\u00e0 formale\u2019, cio\u00e8 la democrazia, il diritto del popolo di giudicare e di far cadere il proprio governo, \u00e8 il solo strumento noto per mezzo del quale possiamo tentare di proteggerci contro l\u2019abuso del potere politico; essa significa il controllo dei governanti da parte dei governati. E poich\u00e9 il potere politico pu\u00f2 controllare il potere economico, la democrazia politica \u00e8 anche il solo mezzo di controllo del potere economico da parte dei governati. Senza controllo democratico, non ci pu\u00f2 essere alcuna ragione al mondo per cui qualsiasi governo non debba usare il suo potere per fini molto diversi dalla protezione della libert\u00e0 dei suoi cittadini. ((La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996))<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pretesa che, se si vuole sicurezza bisogna rinunciare alla libert\u00e0, \u00e8 diventata uno dei fondamenti della rivolta contro la libert\u00e0. Ma non c\u2019\u00e8 nulla di meno vero. Non c\u2019\u00e8, naturalmente, alcuna sicurezza certa nella vita. Ma quel tanto di sicurezza che si pu\u00f2 conseguire dipende dalla nostra vigilanza, rafforzata da istituzioni che ci aiutino a vigilare, cio\u00e8 istituzioni democratiche che hanno il fine, (per usare il linguaggio platonico) di consentire al gregge di vigilare e di giudicare i suoi cani da guardia. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 assolutamente sbagliato imputare alla democrazia le carenze politiche di uno Stato democratico. Dobbiamo piuttosto imputarle a noi stessi, cio\u00e8 ai cittadini dello Stato democratico. In uno Stato non democratico il solo mezzo per ottenere ragionevoli riforme del rovesciamento violento del governo e dell\u2019introduzione di una struttura democratica. Coloro che criticano la democrazia in base a considerazioni \u2018morali\u2019 non riescono a distinguere tra problemi personali e problemi istituzionali. Dipende da noi migliorare le cose. Le istituzioni democratiche non possono migliorare se stesse. Il problema del loro miglioramento \u00e8 sempre un problema che riguarda le persone, piuttosto che le istituzioni. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cosiddetto paradosso della libert\u00e0 \u00e8 l\u2019argomento per cui la libert\u00e0, nel senso dell\u2019assenza di qualsiasi controllo restrittivo, deve portare a un\u2019enorme restrizione perch\u00e9 rende i prepotenti liberi di schiavizzare i mansueti. Questa idea, in una forma un po\u2019 diversa e con una tendenza del tutto diversa, \u00e8 chiaramente espressa da Platone. Meno noto, invece, \u00e8 il paradosso della tolleranza: la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l\u2019illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una societ\u00e0 tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finch\u00e9 possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto controllo dall\u2019opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni. Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perch\u00e9 pu\u00f2 facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell\u2019argomentazione razionale, ma pretendano ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all\u2019argomentazione razionale, perch\u00e9 considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l\u2019uso della violenza. Dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti. Dovremmo insomma proclamare che ogni movimento che predica l\u2019intolleranza si pone fuori legge e dovremmo considerare come crimini l\u2019incitamento all\u2019intolleranza e alla persecuzione, allo stesso modo che consideriamo un crimine l\u2019incitamento all\u2019assassinio, al ratto o al ripristino del commercio degli schiavi. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\">Testo 6<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019espressione \u2018societ\u00e0 aperta\u2019 designo non tanto un tipo di Stato o una forma di governo, quanto piuttosto un modo di convivenza umana in cui la libert\u00e0 degli individui, la non violenza, la protezione delle minoranze, la difesa dei deboli sono valori importanti. Nelle nostre democrazie occidentali questi valori sono per la maggior parte degli uomini cose ovvie. Il fatto che questi valori siano per noi tanto ovvi \u00e8 uno dei pericoli che minacciano la democrazia. Pochi infatti riescono a immaginarsi la vita in una societ\u00e0 moderna non democratica, quasi sembra loro che non potrebbe esisterne una diversa. (Il futuro \u00e8 aperto, Rusconi, Milano 1979)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una societ\u00e0 aperta (ossia, basata sulla tolleranza e soprattutto sul rispetto delle opinioni altrui) e una democrazia (ossia, una forma di governo consacrata alla protezione di una societ\u00e0 aperta) non possono sopravvivere se la scienza diventa propriet\u00e0 esclusiva di un gruppo chiuso di specialisti.(Il mito della cornice, Il Mulino, Bologna 1995)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La societ\u00e0 magica o tribale o collettivista sar\u00e0 chiamata anche societ\u00e0 chiusa e societ\u00e0 aperta quella nella quale i singoli sono chiamati a prendere decisioni personali. Una societ\u00e0 chiusa pu\u00f2 giustamente essere paragonata a un organismo. La cosiddetta teoria organica o biologica dello Stato pu\u00f2 essere applicata in larga misura ad essa. Una societ\u00e0 chiusa assomiglia a un gregge o a una trib\u00f9 per il fatto che \u00e8 un\u2019unit\u00e0 semiorganica i cui membri sono tenuti insieme da vincoli semi-biologici: parentela, vita in comune, partecipazione agli sforzi comuni, ai pericoli comuni, alle gioie e ai disagi comuni. Essa \u00e8 ancora un gruppo concreto di individui concreti, legati tra loro non solo da rapporti sociali astratti come la divisione del lavoro e lo scambio delle merci, ma da relazioni fisiche concrete come il tatto, l\u2019olfatto e la vista. E bench\u00e9 una societ\u00e0 siffatta possa essere fondata sulla schiavit\u00f9, la presenza degli schiavi non presenta problemi fondamentalmente diversi da quelli degli animali domestici. Cos\u00ec mancano quegli aspetti che impediscono di applicare con successo la teoria organica a una societ\u00e0 aperta. Gli aspetti ai quali intendo riferirmi sono connessi con il fatto che, in una societ\u00e0 aperta, molti membri si sforzano di elevarsi socialmente e di prendere il posto di altri membri. Ci\u00f2 pu\u00f2 condurre, ad esempio, a un fenomeno sociale importante come la lotta di classe. Noi non possiamo trovare niente di simile alla lotta di classe in un organismo. Le cellule e i tessuti di un organismo, che talvolta si dice corrispondano ai membri di uno Stato, possono anche competere tra loro per la nutrizione; ma non c\u2019\u00e8 nessuna tendenza, ad esempio, nelle gambe a diventare cervello o in altre membra del corpo a diventare ventre. Poich\u00e9 non c\u2019\u00e8 nulla nell\u2019organismo che corrisponda a una delle caratteristiche pi\u00f9 importanti della societ\u00e0 aperta, cio\u00e8 la competizione tra i suoi membri per il conseguimento per uno status superiore, la cosiddetta teoria organica organica dello Stato \u00e8 fondata su una falsa analogia. La societ\u00e0 chiusa, d\u2019altra parte, non presenta tendenze siffatte in misura rilevante. Le sue istituzioni, comprese le sue caste, sono sacrosante: sono tab\u00f9. La teoria organica, in questo caso, si adatta abbastanza bene. Non deve quindi sorprenderci la constatazione che molti tentativi di applicazione della teoria organica alla nostra societ\u00e0 sono forme mascherate di propaganda per un ritorno al tribalismo. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La speranza di ridurre la miseria e la violenza, di aumentare la libert\u00e0, fu, ritengo, tra i motivi ispiratori di Marx e di molti suoi seguaci, ed \u00e8 una speranza che anima molti di noi. Sono convinto tuttavia che questi obiettivi non possono essere realizzati con metodi rivoluzionari. Al contrario, penso che questi ultimi possono soltanto peggiorare le cose, aumentando le sofferenze non necessarie, generando una sempre pi\u00f9 diffusa violenza e distruggendo inevitabilmente la libert\u00e0. Ci\u00f2 appare chiaro se ci rendiamo conto che una rivoluzione distrugge sempre l\u2019intelaiatura istituzionale e tradizionale della societ\u00e0. Essa dunque mette necessariamente in pericolo lo stesso insieme di valori per la realizzazione dei quali \u00e8 stata intrapresa. In realt\u00e0, un insieme di valori pu\u00f2 avere un significato sociale, solo nella misura in cui esiste una tradizione sociale che li sostiene. Ci\u00f2 \u00e8 vero per gli obiettivi che si propone una rivoluzione, come per qualsiasi altro valore. Ma se si comincia a rivoluzionare la societ\u00e0, e a sradicare le tradizioni, non \u00e8 possibile fermare questo processo se e quando si vuole. In una rivoluzione tutto \u00e8 messo in discussione, compresi i propositi dei rivoluzionari animati dalle migliori intenzioni; poich\u00e9 tali propositi sono nati, e sono stati alimentati, dalla societ\u00e0 che la rivoluzione distrugge. (Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fatto che la gente si abitui a vedere violenza, che essa diventi il suo pane quotidiano, distrugge la civilt\u00e0. (L\u2019Informazione Violenta, Societ\u00e0 aperta, Roma 1996)<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\">Testo 7<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Considero come una sfortuna partiti troppo numerosi; e perci\u00f2 anche il sistema elettorale proporzionale. E ci\u00f2 per la ragione che un numero di partiti elevato porta a governi di coalizione in cui nessuno \u00e8 responsabile davanti al popolo come tribunale, dato che tutto \u00e8 un compromesso inevitabile. Inoltre sar\u00e0 proprio molto difficile poter licenziare un governo, se il partito al governo, che non ha pi\u00f9 la maggioranza, ha bisogno solo di trovare un piccolo partner di coalizione per poter continuare a governare. Se ci sono pochi partiti, allora i governi saranno piuttosto governi di maggioranza e la loro responsabilit\u00e0 sar\u00e0 chiara e precisa. E non vedo alcun valore nel cercare di rispecchiare le opinioni della popolazione proporzionalmente nella rappresentanza popolare e non gi\u00e0 nel governo, perch\u00e9 lo specchio non pu\u00f2 essere responsabile rispetto al suo originale. (Tutta la vita \u00e8 risolvere problemi, Rusconi, Milano 1996 )<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il potere politico pu\u00f2 essere decisivo ai fini della protezione economica. Il potere politico e il suo controllo sono tutto. Al potere economico non si deve permettere di dominare il potere politico; se necessario esso deve essere combattuto dal potere politico e ricondotto sotto il suo controllo. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni opposizione ha la maggioranza che si merita. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996 )<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi insegna che non la ragione, ma l\u2019amore deve governare, apre la strada a coloro che governano con l\u2019odio. ( Socrate, a mio giudizio, intravide qualcosa del genere quando sostenne che la sfiducia e l\u2019odio per l\u2019argomentazione sono connessi con la sfiducia e con l\u2019odio per l\u2019uomo). Coloro che non si avvedono immediatamente di questa connessione, che credono in un governo diretto dell\u2019amore emozionale, dovrebbero considerare che l\u2019amore come tale non promuove certamente l\u2019imparzialit\u00e0. E non pu\u00f2 neanche eliminare i conflitti. (La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996 )<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno stato democratico non pu\u00f2 essere migliore dei suoi cittadini. (Il futuro \u00e8 aperto, Rusconi, Milano 1979)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ognuno da \u2018democrazia\u2019 sta a significare \u2018governo di popolo\u2019 o \u2018sovranit\u00e0 del popolo\u2019, in contrapposizione ad \u2018aristocrazia\u2019 (governo dei miglio o dei notabili) e a \u2018monarchia (governo di uno solo). Il significato della parola, per\u00f2, non ci \u00e8 di nessuno aiuto. E ci\u00f2 perch\u00e9 da nessuna parte il popolo governa. A governare sono ovunque i governi. E purtroppo anche la burocrazia, cio\u00e8 gli impiegati statali, che possono essere soltanto difficilmente o niente affatto richiamati alla loro responsabilit\u00e0. (Tutta la vita \u00e8 risolvere problemi, Rusconi, Milano 1996)<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Concludendo questa breve rassegna dedicata a Karl Popper pensiamo di fare cosa gradita a chi volesse approfondirne il pensiero segnalare una bibliografia italiana delle sue opere:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino 1970<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">La logica delle scienze sociali, Einaudi, Torino 1972<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Conoscenza oggettiva, Armando, Roma 1975&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Miseria dello storicismo, Feltrinelli, Milano 1975&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Come io vedo la filosofia, in \u2018La cultura\u2019 n. 4, 1976&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">La scienza normale e i suoi pericoli, Feltrinelli, Milano 1976&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">La ricerca non ha fine, Armando, Roma 1976&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Il futuro \u00e8 aperto, Rusconi, Milano 1979&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Alla ricerca di un mondo migliore, Armando, Roma 1989&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Poscritto alla logica della scoperta scientifica, Il Saggiatore, Milano 1994&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Alla ricerca di un mondo migliore, Editrice Salentina, Galatina 1995&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Cattiva maestra televisione, Reset 1994&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Il mito della cornice, Il Mulino, Bologna 1995&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, Armando, Roma, 1996&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">Tutta la vita \u00e8 risolvere problemi, Rusconi, Milano 1996<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\">L\u2019Informazione Violenta, Societ\u00e0 aperta, Roma 1996&nbsp;<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<div id=\"nota\" class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<h4 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\" id=\"nota\"><strong>NOTA CRITICA<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tra i maggiori filosofi della scienza del secolo XX<\/strong>, Popper ha esercitato grande influenza per la sua concezione fallibilistica della conoscenza e del metodo scientifico. Fin dalla sua prima opera (Logik der Forschung, 1935), sulla base di un&#8217;asimmetria tra verificazione e falsificazione, per la quale un numero per quanto elevato di conferme non \u00e8 mai sufficiente a verificare in modo conclusivo un&#8217;asserzione universale (prototipo delle leggi scientifiche), mentre un solo esempio negativo basta a invalidarla, P. ha ravvisato nella &#8216;falsificabilit\u00e0&#8217; la caratteristica delle teorie scientifiche (caratteristica che le distingue dalle teorie metafisiche) e nel metodo ipotetico-deduttivo il procedimento tipico della conoscenza scientifica: piuttosto che per generalizzazioni induttive (a cui si riduce per P. il verificazionismo neopositivistico) questa procederebbe tramite ipotesi che vengono sottoposti a &#8216;severi&#8217; tentativi di falsificazione, consistenti nel saggiarne la validit\u00e0 mediante il controllo delle conseguenze empiriche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La continua applicazione di tale metodo, implicante o la temporanea &#8216;corroborazione&#8217; (termine che P. ritiene compromesso con l&#8217;epistemologia induttivistica) delle ipotesi o la sostituzione delle teorie falsificate dall&#8217;esperienza con nuove teorie, \u00e8 per P. espressione del carattere mai definitivo del sapere scientifico, ma al tempo stesso garanzia della crescita della conoscenza e del suo indefinito avvicinarsi alla verit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Critico tanto dell&#8217;empirismo quanto del convenzionalismo, P. ha sostenuto la priorit\u00e0 delle assunzioni teoriche rispetto ai dati osservativi, che avrebbero la funzione di controllo delle teorie (razionalismo critico), difendendo una teoria della conoscenza per prova ed errore che \u00e8 successivamente sfociata in un a concezione evoluzionistica in cui la conoscenza e la stessa attivit\u00e0 scientifica sono considerate continue con l&#8217;evoluzione naturale (epistemologia evoluzionistica).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;anti-dogmatismo che informa le tesi epistemologiche popperiane \u00e8 stato esteso da P. anche alle scienze sociali e alla filosofia politica. Particolarmente note sono le sue obiezioni al marxismo considerato come un esempio di &#8216;storicismo&#8217; (The poverty of historicism, 1944-45), cio\u00e8 quel tipo di dottrine metafisiche che pretendono di prevedere il futuro corso della storia sulla base di leggi specificamente storiche, diverse da quelle delle scienze naturali e non soggette a falsificazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano della filosofia politica, la concezione fallibilistica della conoscenza ha condotto P. a una critica del totalitarismo (che avrebbe le sue radici in Platone, Hegel e Marx) a difesa di una &#8216;societ\u00e0 aperta&#8217; (The open society and its enemyes, 1945) dove ogni soluzione politica sia sottoposta al vaglio della critica e dove sia possibile sperimentare, mediante sistemi democratici, nuove soluzioni in grado di correggere gli errori delle precedenti, causati anche dall&#8217;evoluzione della societ\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le altre opere: Conjectures and refutations, 1963 &#8211; in Italia nel 1972. Objective knowledge. An evolutionary approach, 1972 &#8211; in Italia nel 1975. Unented Question: an itelectual autobiography, 1976 &#8211; in Italia nel 1976). The self and its brain, 1977- in Italia nel 1981. Postscript to &#8220;The logic and scientific discovery&#8221;, 1982, &#8217;83 &#8211; in Italia nel 1984.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<div id=\"biografia\" class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<h4 class=\"has-accent-color has-text-color wp-block-heading\" id=\"biografia\"><strong>BIOGRAFIA<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Karl Raimund Popper, tra i maggiori filosofi della scienza del secolo XX, nasce il 28 luglio 1902 a Himmelhof , nei pressi di Vienna, da una famiglia di origine ebraica. Il padre, Simon Siegmund Carl, \u00e8 un notissimo avvocato viennese. La madre, Jenny Schiff, gli trasmette la sua passione per la musica. Figlio minore, Popper ha due sorelle, Emilie Dorothea ed Anna Lydia, quest&#8217;ultima autrice di successo di storie sentimentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A sedici anni decide di abbandonare la scuola, a suo avviso &#8220;ore e ore di tortura disperata&#8221;, ma si presenta comunque all&#8217;esame di Maturit\u00e0 da privatista per conseguire il diploma. Nel 1918 frequenta l&#8217;universit\u00e0 di Vienna. Dalle scuole secondarie \u00e8 membro dell&#8217;associazione degli allievi socialisti. &#8220;Per due o tre mesi mi considerai comunista, ma ne fui presto disincantato. L&#8217;incidente che mi mise contro il comunismo, e che presto mi port\u00f2 lontano dal marxismo, fu uno degli avvenimenti pi\u00f9 importanti della mia vita&#8221;. L&#8217; &#8216;incidente&#8217; di cui parla accade il 15 giugno 1919 a Vienna: durante una manifestazione di giovani comunisti e socialisti vi sono scontri con la polizia che provocano 20 morti e 70 feriti. Questi fatti inducono Popper a riflettere profondamente sul marxismo. Gli appare come un &#8216;credo pericoloso&#8217;, &#8216;dogmatico&#8217;, pieno di &#8216;lacune&#8217;, &#8216;scappatoie&#8217; e &#8216;incoerenze&#8217;. Per qualche anno ancora rester\u00e0 socialista, per poi approdare al liberalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venticinquenne \u00e8 &#8216;abilitato&#8217; come assistente sociale dall&#8217;Istituto pedagogico di Vienna dove, tra l&#8217;altro, incontra Josephine Anna Henninger, sua futura moglie: &#8220;Uno dei pi\u00f9 severi giudici del mio lavoro&#8221;. L&#8217;anno dopo, nel 1928, si laurea in Filosofia ed inizia a lavorare come insegnante di matematica e fisica nelle scuole medie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi sono gli anni in cui nascono le prime teorie popperiane stimolate dal Wiener Kries, il Circolo di Vienna, che si riuniva tutti i gioved\u00ec sera in un caff\u00e8 della capitale austriaca, formatosi intorno al 1923 per opera di M. Schlick, un professore di filosofia delle scienze induttive. Era la casa del neo-positivismo di inizio secolo, movimento in polemica contro la metafisica in quanto pretenderebbe di dimostrare l&#8217;esistenza di entit\u00e0 al di l\u00e0 dell&#8217;esperienza. Popper, le cui teorie erano una chiara alternativa a quel movimento, non si sent\u00ec mai membro del circolo. Per contro, i membri del circolo (Hans Hahn, Rudolf Carnap, Herbert Feigl, Otto Neurath, Kurth G\u00f6del e Alfred Tarski) non ritenevano Popper &#8216;uno di loro&#8217; al punto che Otto Neurath alla domanda &#8220;Chi \u00e8 il pi\u00f9 grande vostro oppositore?&#8221; aveva risposto senza esitazione: &#8220;Karl Popper&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per\u00f2 la loro onest\u00e0 intellettuale era tale che proprio Herbert Feigl, uno dei maggiori esponenti del Kries, convinse il giovane Popper a raccogliere le sue idee per poi pubblicarle in un libro, edito poi nel 1934 (&#8220;Logica della scoperta scientifica&#8221;), che richiama l&#8217;attenzione del mondo filosofico europeo su di lui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In congedo dall&#8217;insegnamento, Popper tiene, nel biennio 1935-1936, numerose e seguitissime conferenze in universit\u00e0 e college inglesi che gli garantiscono fama internazionale. Indotto dall&#8217;incombente nazismo alla fuga dall&#8217;Austria, emigra in Nuova Zelanda dove gli viene offerta la cattedra al Canterbury University College di Christchurch.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non senza difficolt\u00e0 Popper riesce ad inserirsi nel tessuto sociale del posto e, non a caso, questi sono gli anni in cui nascono e si rafforzano gran parte delle teorie del filosofo. Nel 1938 infatti, sotto la profonda impressione generata in lui dall&#8217;occupazione nazista dell&#8217;Austria, decide di scrivere &#8216;La miseria dello storicismo&#8217; e &#8216;La societ\u00e0 aperta&#8217;, due capisaldi del suo pensiero, concepiti come &#8220;una difesa della libert\u00e0 contro le idee totalitarie e autoritarie&#8221;.&nbsp;<br><br>Lascia la Nuova Zelanda nel 1946 per accettare un lettorato presso la London School of Economics and Political Science dove, nel 1949, diventa direttore del neonato Dipartimento di Filosofia. Nel 1946 \u00e8 pubblicato &#8216;La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici&#8217;, recensito in Italia nello stesso anno da Norberto Bobbio.&nbsp;<br><br>Nel 1950 si reca per la prima volta negli Stati Uniti che gli avevano rifiutato nel 1943 la pubblicazione di &#8216;La miseria dello storicismo&#8217; e de &#8216;La societ\u00e0 aperta&#8217;. Tiene varie lezioni e conversazioni in Usa. A Princeton incontra Albert Einstein. Alla met\u00e0 degli anni Cinquanta \u00e8 Visiting Professor di molte universit\u00e0 europee e sar\u00e0 anche &#8216;socio esterno&#8217; dell&#8217;Accademia dei lincei&#8217;. Nel 1957 pubblica l&#8217;importante saggio &#8216;Miseria dello storicismo&#8217;.<br><br>Nell&#8217;ottobre del 1961 si tiene a Heidelberg il congresso sociologico tedesco che vede riuniti alcuni tra i maggiori esponenti della cultura filosofica del Duemila. In questa occasione, e nel successivo incontro di Tubinga, Si scontrano le tesi del razionalismo critico, presentate da Popper e Albert e quelle della Scuola di Francoforte incarnate da Adorno, Orkheimer e Habermas.&nbsp;<br><br>Gli anni Sessanta rappresentano uno dei periodi pi\u00f9 fecondi per la divulgazione dell&#8217;opera di Popper, che riceve il titolo si baronetto nel &#8217;65, e abbandoner\u00e0 l&#8217;Istituto e l&#8217;insegnamento nel 1969. Alla morte della moglie, nel 1985, Popper lascia anche la casa nel Buckinghamshire per trasferirsi definitivamente a Kenley (Londra).<br>Muore il 17 settembre 1994. Per sua volont\u00e0 le ceneri sono tumulate al Lainzer Friedhof, un piccolo cimitero di Vienna.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n<\/div><\/div>\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Selezione di alcuni passi tratti dalle opere di Karl Popper dalle traduzioni italiane<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"","sticky":false,"template":"templates\/template-cover.php","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[18,17,15,19,20],"class_list":["post-194","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pubblicazioni","tag-epistemologia","tag-filosofia","tag-popper","tag-societa-aperta","tag-totalitarismo"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/194","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=194"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/194\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":509,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/194\/revisions\/509"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=194"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=194"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=194"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}