{"id":228,"date":"1998-12-01T09:16:00","date_gmt":"1998-12-01T09:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/?p=228"},"modified":"2021-12-22T13:28:07","modified_gmt":"2021-12-22T13:28:07","slug":"italia-e-armenia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/?p=228","title":{"rendered":"Italia e Armenia"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"274\" height=\"84\" src=\"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/caffe-s2.gif\" alt=\"\" class=\"wp-image-223\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Prefazione<\/strong> <strong>dell&#8217;Autore.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre diamo alle stampe questo opuscolo &#8211; che in buona parte \u00e8 la raccolta, con parecchie aggiunte, di alcuni nostri articoli comparsi sulla rivista ARMENIA &#8211; gli avvenimenti precipitano e alcuni problemi da noi svolti forse saranno presto sorpassati. Non importa: l\u2019opuscolo non perde il suo valore di attualit\u00e0, poich\u00e9 lo scopo principale \u00e8 quello di far conoscere al pubblico italiano l\u2019Armenia attraverso le sue relazioni con Roma antica e con le gloriose Repubbliche italiane, il martirio leggendario, l\u2019eroismo silenzioso, e di riaffermare infine, per la millesima volta, il diritto indiscutibile all\u2019indipendenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ancora: mentre il belgio, la Serbia, la Polonia devono ottenere, secondo le solenni e ribadite dichiarazioni dell\u2019Intesa, la loro completa giustizia, la sorte dell\u2019Armenia &#8211; la pi\u00f9 oppressa e la pi\u00f9 martoriata di tutte le nazioni oppresse &#8211; \u00e8 tuttora sospesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nuova diplomazia della rinnovata Europa non deve pi\u00f9 ripetere gli errori e le colpe della vecchia diplomazia. Tutti gli armeni &#8211; i morti e i superstiti &#8211; aspettano nell\u2019estrema angoscia che anche per la loro patria sia fatta giustizia, la quale si rissume nel seguente immodificabile trinomio: indipendenza, riparazioni, garanzie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torino, ottobre 1918<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>A. Sarian<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Relazione dell\u2019Armenia coi Romani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">I Romani d\u2019Oriente: tale il titolo dell\u2019articolo &#8211; comparso nell\u2019Eroica &#8211; in cui la penna affascinante di Ettore Cozzani tratteggia magistralmente la parte gloriosa ed importantissima che ebbe la nazione armena nella storia mondiale, durante i lunghi secoli della sua esistenza nazionale, le sofferenze inaudite a cui essa fu soggetta, la tenacia sovrumana, la fede incrollabile con cui lott\u00f2 per molti e molti secoli sulla via scabrosa del progresso e della civilt\u00e0, e il suo diritto indiscutibile a ricostituirsi in Stato indipendente. \u201cL\u2019Armenia non \u00e8 stirpe di servi &#8211; aveva esclamato un altro scrittore valente e generoso, Enrico Mol\u00e8 &#8211; ha anch\u2019essa nel suo sangue antichissimo il suggello aristocratico della grande famiglia ariana, di questa sacra falange originaria donde si partirono tutti i popoli destinati alla gloria, e di cui il nostro Vico doveva poi divinare coll\u2019ala del genio che scavalca i millenni la fraternit\u00e0 lontanissima&#8230; Tutta la storia di questo infelice popolo dimostra la sua superiorit\u00e0 etnica sulle plebi idolatre o semitiche\u201d. Infatti la nazione armena, d\u2019origine antichissima, entr\u00f2 in relazioni &#8211; d\u2019amicizia o d\u2019inimicizia secondo le circostanze &#8211; coi popoli pi\u00f9 antichi della storia, Assiri, Babilonesi, Egizi, Fenici&#8230;; e mentre molti di questi popoli &#8211; di cui alcuni scrissero fulgide pagine di gloria e di potenza &#8211; scomparvero definitivamente negli abissi misteriosi della storia, non lasciando nessuna traccia della loro esistenza, la nazione armena facendo pur essa pi\u00f9 d\u2019una volta la sua parabola: sventolando la bandiera dell\u2019indipendenza, formando uno degli imperi pi\u00f9 vasti della storia, decadendo nella pi\u00f9 spaventosa delle schiavit\u00f9, poi risollevandosi ancora, insomma, con un\u2019alternativa di decadenze e rinascenze che forse mai un popolo conobbe, trascin\u00f2 sino fino ai d\u00ec nostri la sua travagliatissima esistenza, conservando intatti il ricordo incancellabile del glorioso passato e la fede incrollabile in un radioso avvenire. Anche i Romani ebbero lunghi secoli di relazioni con la nazione armena, e i due popoli, secondo le circostanze, dovettero amarsi o odiarsi, allearsi o combattersi, ma furono amici sinceri, avversari leali, ed in complesso si pu\u00f2 asserire che essi &#8211; affini di razza, di sentimenti e d\u2019ideali &#8211; vissero in buon\u2019armonia. Molti re, molti principi armeni presero la loro educazione a Roma e portarono poi in patria la fiaccola della civilt\u00e0 romana; parecchi altri, prima di salire sul trono d\u2019Armenia, si recarono a Roma, per ricevere la corona reale dalle mani dei Cesari, con solenni festeggiamenti ed in mezzo ad una folla entusiasta e delirante. Grandi imperatori e celebri generali romani si recarono in Oriente, ora per combattere a fianco del popolo armeno i barbari dell\u2019Asia, ed ora per rivolgere le armi contro di esso, avendo occasione ad ogni modo di conoscerlo da vicino e di apprezzarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Una delle primissime relazioni d\u2019amicizia dell\u2019Armenia coi Romani la troviamo al principio del II secolo a.C. , quando Artaserse e Zareh &#8211; due principi armeni designati governatori dell\u2019Armenia da parte di Antioco il Grande, della dinastia dei Seleucidi &#8211; volendo ricostituire la libera Armenia, ridotta a provincia macedone durante le marcie trionfali di Alessandro Magno, attraverso le ricche ed immense regioni dell\u2019Asia Occidentale, si ribellarono contro i successori del grande Macedone, sventolando lo stendardo dell\u2019indipendenza. E, per riuscire pi\u00f9 facilmente nell\u2019ardua e sacra impresa, i due valorosi principi pensarono di allearsi coi romani, inviando a tal uopo una missione a Roma. Il Senato romano, ben lieto di avere un alleato da opporre in Oriente contro i Seleucidi &#8211; nemici acerrimi dei Romani &#8211; fece calorosa accoglienze agli inviati armeni, riconobbe l\u2019indipendenza armena, e promise ogni appoggio al rinascente Stato armeno. Sotto il valoroso re Artaserse &#8211; giacch\u00e9 Zareh regn\u00f2 sopra una piccola regione &#8211; ed i suoi successori, l\u2019Armenia conserv\u00f2 la sua indipendenza con varie vicende politico-militari, e non troviamo avvenimenti d\u2019importanza nelle relazioni fra Roma e Armenia, quand\u2019ecco, al principio del I secolo av. C., sorgere sull\u2019orizzonte sull\u2019orizzonte asiatico due figure eminenti &#8211; Tigrane, re d\u2019Armenia, e Mitridate re del Ponto &#8211; che vogliono contendere la supremazia a Roma ed abbatterne ovunque la potenza e il prestigio. Mitridate aveva giurato &#8211; come Annibale &#8211; eterno odio contro i Romani, e per debellare la loro potenza, muove contro con numerose truppe armeno-pontiane e con una formidabile flotta: conquista in breve tutta l\u2019Asia Minore, invade la Grecia e si prepara a marciare contro Roma. Il Senato romano, dinanzi alle gesta del nuovo Annibale, \u00e8 in preda al massimo terrore, e per affrontare il temerario monarca, invia in tutta fretta Silla, il quale in seguito alle memorande vittorie di Cheronea ed Orcomene, obbliga Mitridate di accettare le gravissime condizioni di pace dettate da Roma. Intanto Tigrane, secondo le norme del trattato di alleanza stipulato con Mitridate, rivolge le sue armi contro l\u2019Asia occidentale, e con un esercito numeroso e ben agguerrito, invade l\u2019Assiria, la fenicia, la Palestina, la Cappadocia, la Cilicia&#8230;facendo sventolare in poco tempo le aquile armene su quelle vaste e ricche regioni, imprimendo terrore a tutti i popoli vicini e formando uno degli imperi pi\u00f9 vasti che la storia registri. Raggiunto cos\u00ec l\u2019apogeo di gloria e di potenza, Tigrane si accinge a fondare la nuova capitale del suo impero sulle sponde del Tigri, chiamandola dal suo nome Tigranocerta, ed abbellendola con pregevoli opere d\u2019arte trasportate dalle citt\u00e0 delle colonie greche dell\u2019Asia Minore; inorgoglito quindi di tanta grandezza, si fa servire dai sovrani detronizzati &#8211; pare una ventina &#8211; nelle sue marce trionfali, fulminee e proclamandosi infine \u201cRe dei Re\u201d. Mitridate, che non aveva dimenticato il grave colpo inflittogli da Silla, e aspettava un\u2019occasione favorevole per scagliarsi contro i Romani, invase di nuovo (73 av. C.) con un esercito formidabile i domini romani dell\u2019Asia Minore. Ma neppure questa volta la fortuna arrise all\u2019orgoglioso monarca; egli fu sconfitto da Lucullo e non trov\u00f2 altro scampo se non rifugiandosi presso Tigrane il grande, suo genero. Lucullo invi\u00f2 una missione a Tigrane per reclamare che gli si consegnasse Mitridate, minacciando altrimenti di marciare contro l\u2019Armenia. Il Re dei Re rispose con sdegno, che in nessun caso egli avrebbe consegnato il suo ospite ai Romani, essendo ci\u00f2 contro il diritto delle genti, contro le leggi internazionali, e se Lucullo volesse mettere in pratica le sue minacce egli saprebbe difendersi. Le grandi imprese di Tigrane &#8211; che da anni spadroneggiava in oriente e teneva un contegno arrogante, minaccioso contro i Romani, invadendone i domini asiatici ed approfittando di ogni occasione per colpirne il prestigio, avevano scosso il Senato romano, il quale tuttavia non aveva voluto finora rischiarsi in una guerra &#8211; di cui l\u2019esito poteva essere catastrofico per la repubblica &#8211; contro il grande Armeno, e anche stavolta sarebbe venuti piuttosto ad un compromesso; sennonch\u00e9 Lucullo, fidandosi nella sua buona stella e contrariamente agli ordini del senato, marci\u00f2 contro Tigrane, e assedi\u00f2 la citt\u00e0 di Tigranocerta &#8211; la futura capitale &#8211; di cui la costruzione non era neppure terminata. Tigrane corse subito in aiuto della citt\u00e0 assediata; abituato per\u00f2 a facili vittorie, e considerando quasi con disprezzo il nuovo avversario, non mise tutto il suo talento, tutta la sua attenzione nella nuova impresa, mentre Lucullo, ben conoscendo la forte tempra del nuovo nemico e le difficolt\u00e0 dell\u2019impresa, prese prudentemente tutte le misure per battere il monarca pi\u00f9 temibile d\u2019Oriente. Il cozzo fu tremendo, le perdite da ambo le parti furono gravissime, ma in ultimo Tigrane pag\u00f2 il fio della sua negligenza, della sua temerariet\u00e0: egli fu sconfitto &#8211; la prima sconfitta della sua vita dopo numerose e brillanti vittorie &#8211; si ritir\u00f2 in una posizione ben fortificata, per riorganizzare le sue truppe e vendicarsi dello scacco subito. il generale romano, tutto inorgoglito della vittoria insperata, valicate le catene del Tauro armeno, entr\u00f2 nel cuore dell\u2019Armenia e si accinse a marciare sulla capitale, Artasta. Ma i due re sconfitti &#8211; Tigrane e Mitridate &#8211; avevano giurato di battere a qualunque costo Lucullo. E difatti, in una memorabile battaglia sulle sponde del fiume Arazan\u00ec, essi decimarono le truppe di Lucullo, obbligando l\u2019ambizioso generale a precipitosa fuga, e marciando di vittoria in vittoria, e incalzando e battendo ovunque le legioni romane, invasero ancora una volta la Cappadocia e minacciarono gli altri possedimenti romani dell\u2019Asia. Lucullo non si diede per vinto: pens\u00f2 alla rivincita, ma invano; le sue truppe prese dal panico, non vollero pi\u00f9 seguirlo, mentre il Senato romano, terrorizzato ancora una volta dalle vittorie fulminee di Tigrane e non avendo pi\u00f9 fiducia in Lucullo, lo richiam\u00f2 a Roma, ed affid\u00f2 la scabrosa questione di Oriente a Pompeo. La sorte arrise poco tempo a Tigrane: anche per il cesare armeno la parabola della fortuna era in discesa. Mentre il vecchio monarca era intento a raccogliere tutte le sue forze per misurarsi con Pompeo, suo figlio Tigrane il cadetto, impaziente di succedere al trono del padre, lo trad\u00ec, si rifugi\u00f2 presso Pompeo, e promise di sostenere quest\u2019ultimo con tutte le sue forze nella lotta contro suo padre. Lo stesso fece Fraate, re dei Parti, per vendicarsi delle sconfitte inflittegli tempi innanzi da Tigrane nelle sue marce travolgenti in Oriente. Intanto Pompeo, dopo aver sconfitto definitivamente Mitridate &#8211; tradito pure vilmente da suo figlio Farnace ebbe salva la vita fuggendo verso il Caucaso &#8211; ridusse a provincia romana il glorioso regno del Ponto e mosse con ingenti forze contro l\u2019Armenia. Che poteva fare da solo l\u2019ottantenne Tigrane contro tanti nemici forti ed implacabili? La sua mente chiaroveggente intu\u00ec subito che l\u2019unico risultato della sua resistenza sarebbe la soggezione completa dell\u2019Armenia ai Romani: per salvare ancora l\u2019indipendenza armena non c\u2019erano mezzi diplomatici. Egli domand\u00f2 un colloquio con Pompeo per mettere le basi di un compromesso, senza spargimento di sangue; si rec\u00f2 personalmente al campo del valoroso generale che gli fece cordiali accoglienze, e i due Grandi si accordarono sulle condizioni di pace (66 av. C.), che furono gravissime per l\u2019Armenia. Tutte le terre conquistate da Tigrane, e cio\u00e8 la Fenicia, l\u2019Assiria, la Mesopotamia, la Cilicia&#8230; furono restituite ai Romani, rimanendo al vecchio monarca solo il territorio patrio, il regno armeno propriamente detto: l\u2019Armenia doveva pagare come indennit\u00e0 di guerra 3000 talenti (circa 33 milioni di fr.), ed infine, secondo un\u2019ultima clausola, i re armeni, prima dell\u2019assunzione al trono, dovevano avere il consenso di Roma. Dopo di ci\u00f2, Pompeo proclam\u00f2 Tigrane amico ed alleato dei Romani. Tutto era perduto, ma fu salva l\u2019indipendenza armena. In quanto a Mitridate, \u00e8 nota la sua tragica fine: si fer\u00ec col proprio pugnale, e preg\u00f2 quindi un soldato gallo di spegnerlo interamente, per non cadere prigioniero in mano al nemico. Tigrane il Grande mor\u00ec ottantacinquenne, dopo quaranta anni di glorioso ed avventuroso regno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">La figura simbolica di Tigrane il grande raccoglie in s\u00e9 tutto il genio, tutta l\u2019energia della sua razza. Quest\u2019uomo eccezionale racchiude nella sua grande anima la smisurata ambizione conquistatrice di Alessandro Magno, e lo spirito riformatore, riorganizzatore di Napoleone. Da monarca assoluto dei vecchi tempi, detronizz\u00f2 sovrani, li adoper\u00f2 quali umilissimi servitori a palazzo e nei viaggi attraverso i suoi immensi dominii &#8211; estendentesi dal Caucaso al Mar Rosso, dal Mediterraneo al golfo persico &#8211; e si proclam\u00f2 orgogliosamente \u201cRe dei Re\u201d. Ammiratore e cultore appassionato della civilt\u00e0 greco-romana, fece costruire ed abbellire grandiose citt\u00e0 e fu valido sostenitore di tutte le energie capaci a far progredire il commercio e l\u2019industria, il teatro e la letteratura, l\u2019architettura e la scultura. Amato e adorato dal suo popolo, ammirato e temuto dai suoi nemici, intu\u00ec fin dal principio i bisogni e le aspirazioni del suo paese, e mettendo sopra ogni cosa il bene della patria, abbatt\u00e9 con mano ferrea e spietatamente i poteri decentralizzati, autonomi, che causavano la debolezza della Nazione, minacciando guai maggiori, e accentr\u00f2 nelle sue possenti mani tutti i poteri dello Stato. Diede forte impulso alla potenza militare ed alle forze spirituali del Paese, non solo mettendo su basi solide, granitiche il territorio nazionale, ma bens\u00ec fondando con rapidit\u00e0 fulminea, vertiginosa uno degli imperi pi\u00f9 vasti che la storia ricordi, e innalzando l\u2019Armenia all\u2019apogeo di gloria e di potenza. Un illustre romano dell\u2019epoca &#8211; Cicerone &#8211; proclam\u00f2 solennemente Tigrane \u201cPotentissima rex Asiae\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Artavasde &#8211; il re poeta, successore di Tigrane, amico sincero ed alleato dei romani &#8211; non ebbe fortuna. Egli fu vittima dell\u2019ambizione e dell\u2019inettitudine di Crasso prima e di Antonio poi, i quali vilmente incolparono Artavasde delle loro sconfitte in Asia, perch\u00e9 egli &#8211; dissero &#8211; non li aveva aiutati sufficientemente. E quando in seguito all\u2019uccisione di Crasso sui campi di Mesopotamia gli succedette Antonio, ed egli pure sub\u00ec gravi sconfitte, si finse amico del re armeno, dopo ripetute lusinghe lo trasse in trappola, e stretto in catene d\u2019oro lo condusse prigioniero in Egitto. Dopo la clamorosa sconfitta di Antonio ad Azio, Ottaviano volle liberare lo sfortunato re armeno. Ahim\u00e8, troppo tardi! La famigerata Cleopatra in tutta fretta l\u2019aveva fatto decapitare. Artavasde lasci\u00f2 scritti pregevoli in prosa ed in versi. Antonio aveva designato suo figlio Alessandro quale successore al trono dell\u2019Armenia; ma tale successione fu solo nominale, in quantoch\u00e8 Artaserse &#8211; figlio di Artavasde &#8211; che si trovava alla corte dei Parti, rivendic\u00f2 a s\u00e9 il trono di suo padre, sbaragli\u00f2 gli avversari, e salito sul trono dell\u2019Armenia, fece massacrare &#8211; per vendicarsi della morte di suo padre &#8211; tutti i romani residenti o di passaggio in Armenia. Ci\u00f2 suscit\u00f2 le ire di Augusto che si rec\u00f2 personalmente in oriente, ma non volendo venire ad una guerra con gli Armeni, i quali certo avrebbero avuto l\u2019aiuto dei Parti &#8211; nemici inconciliabili dei romani &#8211; ricorse a mezzi diplomatici, creando in Armenia un partito romanofilo che patrocinava l\u2019assunzione al trono di un altro figlio di Artavasde, Tigrane IV, educato alla Corte Imperiale e che si trovava tuttora a Roma. Perch\u00e9 bisogna notare in proposito, che le esperienze fatte sinora da Roma per soggiogare l\u2019agguerrito popolo armeno, avevano dato risultati assai disastrosi; l\u2019essenziale era quello di averlo amico ed alleato contro gli altri popoli d\u2019Oriente in generale, e contro i Parti in particolare. Augusto riusc\u00ec nell\u2019intento, e Tigrane fu assunto al trono senza colpo ferire, giacch\u00e9 nel frattempo Artaserse fu ucciso dai suoi avversari. Ma Tigrane IV ebbe breve vita e sal\u00ec sul trono Tigrane V &#8211; nemico dei Romani &#8211; il quale pure fu ucciso presto in una guerra coi popoli vicini sobillati dai Romani, prima che Caio &#8211; inviato da Augusto &#8211; arrivasse in Armenia. Dopo la morte di Tigrane V, una ridda di sovrani &#8211; per lo pi\u00f9 stranieri &#8211; salirono sul trono dell\u2019Armenia, alcuni col consenso di Roma, altri contro; ma nessuno ebbe fortuna: furono perseguitati, detronizzati, assassinati&#8230;soprattutto per il motivo che non erano di nazionalit\u00e0 armena, e quindi il paese era in completa anarchia, finch\u00e9 Tiberio, per stabilirvi l\u2019ordine e la tranquillit\u00e0, mand\u00f2 Germanico. Questi, con le sue buone qualit\u00e0, segnatamente per il suo carattere mite, dolce, seppe accaparrarsi difatti le anime e mise sul trono Zenone, figlio di re Polemo del Ponto, sotto il nome di Artaserse III, che fu accolto con entusiasmo dal popolo armeno. Purtroppo la calma non fu durevole, poich\u00e9 dopo la morte di Artaserse III, l\u2019ambizioso Artabano, re dei Parti, mise sul trono armeno suo figlio Arsace contro il consenso di Roma e, con lo scopo di ristabilire il vasto impero di Dario e di Serse, si prepar\u00f2 ad invadere la Cappadocia e gli altri domini asiatici di Roma. Ancora una volta l\u2019Armenia diventa il campo di sanguinose battaglie tra i Parti ed i Romani; ancora una volta la corona molte volte insanguinata dall\u2019Armenia viene contesa tra mille mani. Altre detronizzazioni, altri assassini di sovrani&#8230;e lo stato caotico perdura per anni ed anni. Infine, un uomo d\u2019ingegno e di valore, Vologeso &#8211; re dei Parti &#8211; approfittando dell\u2019occasione favorevole e sfidando le ire di Roma, innalza sul trono armeno suo fratello Tiridate. Era il segnale di un\u2019altra serie di guerre fra Parti e Romani sul suolo armeno. E infatti, Nerone, che era appena salito sul trono dei Cesari, ordin\u00f2 immediatamente al valoroso Corbulone di rialzare il prestigio di Roma in Oriente. L\u2019insigne generale, con un forte nerbo di legioni romane e di truppe degli alleati d\u2019Asia, invase l\u2019Armenia e mise a ferro e fuoco tutto il paese. Tiridate era rimasto con poche truppe armene, perch\u00e9 suo fratello Vologeso era occupato altrove a domare una ribellione; tuttavia si decise a difendere ad ogni costo il suo trono e protest\u00f2 energicamente contro il barbaro metodo di Corbulone di condurre la guerra. Il generale romano rispose che il suo scopo non era l\u2019occupazione dell\u2019Armenia: voleva solo che il nuovo re ricevesse la corona armena dalle mani di Neurone. Tiridate si rifiut\u00f2, combatt\u00e9 valorosamente, ma sopraffatto infine dalla schiacciante superiorit\u00e0 del nemico, dovette cedere. Corbulone, dietro l\u2019ordine di Nerone, mise sul trono Tigrane VI &#8211; discendente di Erode il grande &#8211; il quale fin da principio riusc\u00ec odioso al popolo armeno che vedeva in lui il cieco strumento della politica neroniana. Intanto Vologeso aveva giurato di vendicarsi a qualunque costo dell\u2019insulto fatto a suo fratello Tiridate. Questi con truppe armene assedi\u00f2 Tigranocerta dove si trovava Tigrane con legioni romane, mentre Vologeso affront\u00f2 Corbulone in Mesopotamia e vittoriosamente, in modo che il generale romano fu obbligato a domandare aiuto a Roma. Nerone invi\u00f2 nel 61 Peto, perch\u00e9 mettesse fine una volta per tutte alla scabrosa questione armena. Ed invero dapprincipio la fortuna arrise al nuovo generale romano, ma presto le truppe parto-armene ebbero il sopravvento ed inflissero gravissime perdite all\u2019esercito di Peto, il quale, obbligato a precipitosa fuga, si rifugi\u00f2 con le sue legioni in Cappadocia, e venne a patti vergognosi. Le truppe romane dovevano ritirasi completamente dall\u2019Armenia; Roma doveva disinteressarsi delle cose armene e sul trono dell\u2019Armenia sarebbe risalito Tiridate: Vologeso avrebbe semplicemente avvisato Nerone del fatto compiuto. Raramente le aquile romane avevano subito umiliazioni pi\u00f9 gravi. Durante il loro ritiro i soldati dovettero sopportare &#8211; per tema di peggio &#8211; tutti gli insulti della popolazione, che tolse loro inoltre giustamente tutto quanto avevano derubato al loro paese. Quando la notizia del clamoroso scacco toccato alle legioni romane in Armenia arriv\u00f2 alla capitale, Nerone fu profondamente turbato, e decise a qualunque costo di prendersi la rivincita. Nomin\u00f2 Corbulone comandante in capo delle forze romane di terra e di mare, e gli affid\u00f2 ancora una volta la conquista dell\u2019Armenia. Ma Corbulone non si decise mai a dare battaglia campale alle truppe parto-armene: era troppo vivo in lui il triste ricordo degli scacchi subiti da Crasso, da Antonio, da Peto&#8230;D\u2019altronde anche a Roma, l\u2019ostinarsi in un\u2019impresa, quale la conquista dell\u2019Armenia, pareva troppo rischioso, troppo temerario; si trattava invece di salvare l\u2019apparenza, di ristabilire, almeno apparentemente, il prestigio tanto scosso di Roma in Oriente. E si venne ad un modus vivendi, e la pace fu conclusa: si riconosceva la completa indipendenza dell\u2019Armenia sotto un principe della dinastia degli Arsacidi, quale era Tiridate; solo tale principe doveva ricevere la corona reale dalle mani dei Cesari. Tiridate si mise quindi in solenne viaggio verso Roma, accompagnato dalla regina, da molti alti funzionari romani, da migliaia di truppe scelte armene e da numerosi servitori. Il suo transito attraverso i domini romani &#8211; che dur\u00f2 nove mesi &#8211; fu un vero trionfo: tutta la popolazione andava incontro al re d\u2019Armenia per acclamarlo e per ammirare lo splendore della sua Corte&#8230; A Roma poi l\u2019accoglienza fu delle pi\u00f9 calorose. Una folle norme ed entusiasta assistette alla festa di incoronazione; il Senato presenziava al completo, e quando Nerone mise sul capo di Tiridate la corona d\u2019Armenia, la gioia e l\u2019entusiasmo del popolo raggiunsero il parossismo. Quindi furono organizzati banchetti, feste in onore del nuovo re e Nerone cant\u00f2 e fece vibrare la sua cetra. Tiridate ricevette poi cospicui regali: tutte le spese del viaggio &#8211; che raggiunsero decine e decine di milioni di lire &#8211; furono pagate dal tesoro imperiale. Infine, Tiridate, dopo aver guadagnato l\u2019affetto e l\u2019ammirazione di Nerone e del popolo di Roma, fece ritorno in Armenia, che dopo tanti anni di battaglie sanguinose pot\u00e9 godere per un certo tempo la pace e la tranquillit\u00e0. Purtroppo la pace non fu duratura, causa la rivalit\u00e0 tradizionale tra i Parti ed i Romani che contesero per secoli il sopravvento della loro influenza in Armenia; e finch\u00e9 Roma si accontent\u00f2 di un\u2019autorit\u00e0 puramente nominale, apparente, le cose andarono assai lisce, ma tutte le volte che ebbe la velleit\u00e0 di ridurre l\u2019Armenia a provincia romana, la reazione fu vivissima, accanita, tanto da parte degli Armeni quanto dei Parti. Cos\u00ec vediamo Traiano, al principio del II secolo, invadere ancora una volta l\u2019Armenia; ma tosto le sue legioni sono sconfitte, decimate, e nel suo letto di morte, avvenuta in Cilicia, vede con profondo dolore il crollo definitivo del suo sogno ambizioso. Adriano, suo successore, ritira spontaneamente le truppe romane da tutte le regioni armene. Anche Caracalla segue una politica di conquista, invade l\u2019Armenia e volge quindi le sue armi contro i Parti, ma la fortuna non gli arride, perch\u00e9 tosto viene assassinato per le sue crudelt\u00e0, per opera di Macrino. Questi, succedutegli sul trono dei Cesari, continua la di lui politica aggressiva, finch\u00e9 sconfitto dalle truppe parto-armene segue di poi una politica conciliativa, sicch\u00e9 pi\u00f9 tardi, quando Alessandro Severo (222-35) si reca in Oriente per difendere l\u2019onore delle aquile romane contro i Persiani &#8211; come pure nelle guerre condotte dal medesimo imperatore contro i Germani &#8211; gli armeni combattono vittoriosamente a fianco delle legioni romane. Nel 242 sul trono di Persia sal\u00ec Sapore I, e tenne una politica minacciosa contro l\u2019Armenia e contro Roma. L\u2019imperatore Filippo venne con esso vilmente a patti vergognosi, e lasci\u00f2 alla sua sorte il suo alleato re Cosroe d\u2019Armenia. Questi non si diede per vinto, continu\u00f2 la lotta da solo resistendo vittoriosamente, finch\u00e9 Sapore lo fece assassinare a tradimento e mise l\u2019Armenia sotto il protettorato persiano con un governatore armeno, mentre il piccolo Tiridate, figlio ed erede di Cosroe, liberato da morte sicura, veniva consegnato alla Corte di Roma. Fortunatamente, poco dopo, le redini dell\u2019impero passarono nelle mani energiche di Diocleziano, e le aquile romane ebbero ancora una volta il sopravvento in Oriente su quelle persiane. Tiridate fu coronato a Roma re d\u2019Armenia dalle mani di Diocleziano; part\u00ec verso l\u2019amata Patria, ove il popolo gli fece accoglienze calorose, e stretto intorno al suo valoroso re, cacci\u00f2 da tutto il paese la dinastia straniera dei Sassanidi.(&#8230;) Quand\u2019ecco affacciarsi al principio del XI secolo la valanga travolgente dei turchi selgiucidi, condotti dal loro terribile capo Togrul Beg. Al tremendo cozzo crollarono successivamente, dopo una resistenza accanita, i due fiorenti regni degli Arzuni dapprima, dei Bagratidi di poi. Tutta l\u2019Armenia fu messa a ferro e fuoco. Nessun dolore, nessuno strazio fu risparmiato all\u2019infelice paese: quelle orde barbariche vi commisero tutte le violenze, tutte le atrocit\u00e0, che la loro maledetta razza ripet\u00e9 in seguito in ogni angolo di terra che ebbe la suprema sventura di subire il loro giogo. Molti armeni non vollero sottostare al pesante giogo dei turchi ed emigrarono a Bisanzio, in Russia, in Polonia, in Italia, in Ungheria&#8230;; altri, valicate le catene del tauro, si stabilirono in Cilicia e, sotto la guida del principe Rupen &#8211; della dinastia dei Bagratidi &#8211; cacciandone i Bizantini, vi fondarono un principato che, pi\u00f9 tardi, sotto Leone il Magnifico, si trasform\u00f2 in regno: il regno dell\u2019Armenia minore. Questo valoroso monarca ripet\u00e9 le gesta dei suoi predecessori &#8211; dei Tigrani, degli Artasersi, dei Tiridati &#8211; e volando di vittoria in vittoria, e debellando tutti i suoi, ingrand\u00ec notevolmente i confini del suo regno. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Il regno dell\u2019Armeno-Cilicia costituisce una delle pagine pi\u00f9 fulgide della storia armena. E\u2019 in questo periodo che i Crociati trovandosi ai confini dell\u2019Armenia smarriti fra genti nemiche e barbare, gli armeni &#8211; i soli fra tutti i popoli d\u2019Oriente &#8211; accolsero con entusiasmo i soldati d\u2019Occidente, li soccorsero con vettovaglie ed armi, e abbracciando la loro santa causa, pugnarono eroicamente contro i mussulmani, eterni nemici della civilt\u00e0 occidentale. Pure in questo periodo la nazione armena strinse intime relazioni coi popoli d\u2019Occidente ed in ispecie con le gloriose Repubbliche italiane: Venezia, Genova, Pisa&#8230; le quali relazioni formeranno per l\u2019appunto l\u2019argomento del capitolo seguente.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La questione armena.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Il destino volle che un popolo originario della pi\u00f9 aristocratica delle razze umane &#8211; la razza ariana &#8211; dotato di alte qualit\u00e0 intellettuali, spirituali, capace di gareggiare coi popoli nobili, pi\u00f9 eletti d\u2019Occidente sulla via del progresso e della civilt\u00e0 si trovasse solo, isolato, lontano dai suoi fratelli d\u2019Europa , in quelle zone montuose dell\u2019Asia occidentale che si estendono fra il Caucaso, il Mar Nero ed il Mediterraneo sulla strada maestra delle classiche invasioni storiche, circondato da genti barbare e refrattarie ad ogni civilt\u00e0. Ecco l\u2019origine delle continue ed immense sofferenze che afflissero l\u2019infelice Armenia.. Ecco la vera causa, la sintesi delle cause del lungo e atroce martirio del popolo armeno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Abbiamo accennato nei capitoli precedenti come gli armeni dopo aver sventolato la bandiera della libert\u00e0, dell\u2019indipendenza contro gli imperi vicini e potenti che volevano soggiogarli, siano riusciti a fondare il loro vasto impero sotto Tigrane il grande raggiungendo l\u2019apogeo di gloria e di potenza, prima che Augusto venisse proclamato imperatore dei Romani e mentre l\u2019Europa spasimava in uno stato caotico. Come gli armeni abbiano accettato il Verbo novello, la nuova civilt\u00e0 cristiana, convertendosi in massa &#8211; sovrano e popolo &#8211; alla religione di Cristo prima che Costantino il grande proclamasse su Ponte Milvio il cristianesimo religione di Stato. E come in fine attaccata dai due colossi vicini &#8211; la prepotente Persia e l\u2019insidiosa e perfida Bisanzio &#8211; l\u2019Armenia venisse spartita fra questi due imperi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Cinque lunghi secoli di servit\u00f9 e di sofferenze inaudite non bastarono a spegnere il genio e lo spirito ribelle della razza, finch\u00e8 nel secolo IX gli armeni riuscirono a risollevare, rialzare lo stendardo dell\u2019indipendenza, fondando i due gloriosi regni degli Arzruni e dei Bagratidi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Ahim\u00e8! dopo aver scritto splendide pagine nel gran libro della storia, i due regni crollarono successivamente, non senza una resistenza accanita al terribile cozzo dei turchi Selgiuchidi. Da allora trascorsero pi\u00f9 di cinque secoli, e l\u2019Armenia geme tuttora sotto il pesantissimo tallone del turco. Da cinque lunghi secoli l\u2019Armenia lotta disperatamente, stretta nelle catene d\u2019una tirannide senza pari, per difendere la sua civilt\u00e0 e per conservare i vincoli spirituali, ideali che l\u2019avvincono all\u2019Occidente, sperando sempre sull\u2019aiuto dell\u2019Europa cristiana, soprattutto del vicino e potente Impero dei Moscoviti. Ed invero la Russia, fino dai tempi di Pietro il Grande e di Caterina II, rivolse la sua attenzione e dimostr\u00f2 la sua simpatia verso il popolo armeno, facendo rinascere in esso le pi\u00f9 rosee speranze nella prossima liberazione e nella ricostituzione dell\u2019antico regno d\u2019Armenia. Ma le promesse russe non furono mai realizzate, per quanto gli armeni abbiano aiutato la Russia nelle sue guerre contro la Turchia, con massimo slancio e con la massima abnegazione, contribuendo non poco al successo finale. Sopra tutto nella guerra russo-turca del 1877-78, in cui una parte dell\u2019Armenia turca fu invasa ed occupata dalla Russia, la nazione armena dimostr\u00f2 il suo sincero attaccamento all\u2019impero deli Zar. Fra l\u2019altro essa diede parecchi capi che condussero l\u2019esercito russo alla vittoria: i generali Loris-Melicoff, gugassof, Lazaref erano armeni e degni discendenti di Tigrane il Grande e di Leone il Magnifico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Il trattato di Santo Stefano mise fine a tale guerra e la Russia ricompens\u00f2 l\u2019Armenia con l\u2019art. 16 di quel trattato: \u201cLa Sublime Porta &#8211; dice l\u2019articolo &#8211; s\u2019obbliga a realizzare senza alcun ritardo, i miglioramenti e le riforme che esigono i bisogni locali nelle province abitate dagli armeni e a garantirvi la loro sicurezza contro i Curdi e i Circassi\u201d. Ci\u00f2 non piacque all\u2019Inghilterra, che vedeva in quella mossa un aumento di prestigio della Russia ed un pretesto per immischiarsi nelle faccende interne dell\u2019 impero ottomano. Volle paralizzare l\u2019azione della Russia, ed intervenne stipulando con la Turchia la convenzione di Cipro, per cui \u201cd\u2019accordo col governo britannico, la Sublime Porta doveva introdurre nei suoi possedimenti d\u2019Asia Minore tutte le istituzioni proprie a rialzare lo stato di quelle popolazioni cristiane e musulmane; e affinch\u00e9 l\u2019Inghilterra potesse aiutare pi\u00f9 efficacemente in ci\u00f2 il Sultano, essa era autorizzata ad occupare ed amministrare l\u2019isola di Cipro\u201d. Ma la fosca commedia degli interventi non finiva pi\u00f9. I difensori dell\u2019Armenia aumentavano a vista d\u2019occhio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">I difensori dell\u2019Armenia aumentavano a vista d\u2019occhio. In realt\u00e0 nessuno pensava sinceramente a migliorare le condizioni degli armeni.. Ogni Potenza meditava invece un trucco per paralizzare l\u2019azione delle altre e la questione armena offriva ottima occasione per aumentare &#8211; con le lusinghe o con le minacce &#8211; il proprio prestigio, la propria influenza presso la Sublime Porta e preparare un lauto boccone alla morte dell\u2019eterno agonizzante: l\u2019Impero turco. In quanto all\u2019 Armenia, per la cinica diplomazia della cosiddetta Europa civile, essa aveva un solo diritto, un solo dovere: quello di immolarsi sull&#8217;altare dell\u2019interesse delle singole Potenze. L\u2019atroce martirio d\u2019un intero popolo era ben poca cosa in paragone a qualche concessione ferroviaria, postale doganale, ecc. ecc. Ah! le famigerate concessioni&#8230;. L\u2019Armenia le pag\u00f2 con torrenti di lacrime, con sofferenze inenarrabili, con fiumi di sangue!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Ecco intervenire infatti alla loro volta le altre grandi Potenze europee per abolire gli effetti del trattato di S.Stefano e della convenzione di Cipro stipulando il trattato di Berlino (1878), in cui l\u2019articolo 61 dedicato all\u2019Armenia \u00e8 cos\u00ec concepito: \u201cLa Sublime Porta si obbliga a realizzare, senza alcun ritardo, i miglioramenti e le riforme che esigono i bisogni locali nelle province abitate dagli armeni e a garantire la loro sicurezza contro i Circassi e i Curdi. essa dar\u00e0 periodicamente conoscenza delle misure prese a tal fine alle Potenze, che, ne sorveglieranno l\u2019applicazione\u201d. Le famose riforme non vennero mai. Anzi, dopo ogni richiesta di riforma le condizioni degli armeni peggiorarono sempre di pi\u00f9, le atrocit\u00e0 turche si fecero sempre pi\u00f9 feroci, culminando nei tremendi massacri del 95-96 in cui 300.000 armeni perdettero la vita! Solo a Costantinopoli, sotto gli occhi degli Ambasciatori delle grandi potenze, ne furono massacrati 10.000.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Che fecero i firmatari delle riforme del trattato di Berlino? Intervenne l\u2019Inghilterra con la minaccia di ricorrere alle armi se non cessavano i massacri. Ma intervennero pure la Russia e la Germania: la prima, facendo consegnare dal suo ambasciatore al Sultano all\u2019indomani delle stragi, ricchissimi doni, una lettera autografa (di congratulazioni) dello Zar Nicola e concentrando numerose truppe nel Caucaso, in difesa dell\u2019impero dei massacri da qualsiasi attacco; la seconda, facendo rimettere al Sultano una fotografia di Guglielmo II, il quale pi\u00f9 tardi, calpestando il cumulo di centinaia di migliaia di cadaveri armeni, offr\u00ec al mondo il macabro spettacolo di recarsi personalmente a Costantinopoli, per stringere le mani ancora grondanti di sangue armeno al Sultano Abdul-Hamid, il \u201cSultano Rosso\u201d, il \u201cGrande Assassino\u201d come lo boll\u00f2 scultoriamente Gladstone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Intanto cominciavano a sorgere Comitati rivoluzionari, ed \u00e8 un\u2019accusa ingiusta e stolta come fanno gli ignoranti di cose armene e gli osservatori superficiali di avvenimenti storico-politici &#8211; che gli armeni non si siano mai ribellati ed abbiano sopportato supinamente la tirannide turca. Gli armeni non sono un branco di pecore. Tutta la storia di questo popolo &#8211; e sono quaranta secoli &#8211; non \u00e8 che una catena ininterrotta di lotte e sacrifici. L\u2019Armenia simboleggia per eccellenza pi\u00f9 di d\u2019ogni altra nazione la ferrea, l\u2019eterna legge che avvince e domina tanto l\u2019esistenza degli individui, quanto quella delle collettivit\u00e0: la lotta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Le sommosse, le ribellioni furono frequenti, violenti. Basti ricordare, fra cento altre, le epiche gesta di Sassun, di Sunik, di Hagin, ma soprattutto di Zeitun &#8211; il piccolo montenegro armeno di 12.000 abitanti appena, assiso sulle vette del Tauro di Cilicia &#8211; che si sollev\u00f2 pi\u00f9 di trenta volte, opponendo viva resistenza alle truppe soverchianti, inferocite del sultano e conservando sempre una certa autonomia. Ma all\u2019Armenia era materialmente impossibile liberarsi con le proprie forze dai due imperi pi\u00f9 tirannci del mondo &#8211; russia e Turchia. D\u2019altronde quale delle nazioni risorte in stato indipendente nell\u2019ultimo secolo &#8211; Grecia, Serbia, Romania, Italia &#8211; non ebbe aiuto straniero?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Fra le organizzazioni rivoluzionarie si distinsero sopra tutti i Comitati \u201cDrosciagah\u201d e \u201cHenciagh\u201d. Ad essi spetta la gloria di aver sollevato il popolo cento e cento volte contro la pi\u00f9 perfida, la pi\u00f9 feroce delle tirannidi &#8211; la turca &#8211; e di aver organizzato nel Caucaso l\u2019accanita resistenza, contro gli attacchi dei Tartari e contro la pi\u00f9 potente, la pi\u00f9 gigantesca organizzazione poliziesca: la polizia russa. Ad essi l\u2019onore e la gloria della famosa scalata alla Banca Ottomana di Costantinopoli, con la minaccia di farla saltare in aria, se non si dava immediata soddisfazione alle giuste richieste della nazione armena. Ad essi ancora la gloria di aver attentato cin una macchina infernale contro la vita del sultano &#8211; contro la vita del successore del Profeta, il califfo di tutti i mussulmani. L\u2019atto era cos\u00ec temerario e di tale difficolt\u00e0 tecnica, che il Sultano ne fu sbalordito e, per quella volta, non ebbe neppure il coraggio di ordinare i soliti massacri. Anche la rivoluzione giovane turca del 1908, che diede un regime costituzionale alla Turchia e detronizz\u00f2 quel mostro sanguinario di Abdul-Hamid, che terrorizzava l\u2019impero da qualche decennio, ebbe il fervido e l\u2019efficace aiuto dei rivoluzionari armeni. Lo confessarono gli stessi giovani turchi, i quali in un momento di spontaneit\u00e0 e di ebbrezza, versarono torrenti di lacrime sulle tombe dei martiri armeni, proclamarono altamente che i veri fondatori della Costituzione erano i rivoluzionari armeni, i loro maestri &#8211; come li chiamavano essi &#8211; poich\u00e9 tutto era stato organizzato e condotto a termine con l\u2019iniziativa e col valido aiuto di questi. Ahim\u00e8! Quella banda di sanguinari e di insensati dimentic\u00f2 troppo presto le sue promesse e i suoi debiti di riconoscenza verso la nazione armena, Nel 1909, dopo appena otto mesi di fosca ed ignobile commedia costituzionale, i giovani turchi, fedeli discepoli dei vecchi, organizzarono nella provincia di Adana la strage di 30.000 armeni. Se non avvennero massacri anche in altre province armene, ci\u00f2 fu indipendente dalla \u201cbuona volont\u00e0\u201d dei giovani turchi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">E ritorniamo ancora alla Russia. Come si disse dianzi, in linea generale, nel Caucaso le condizioni degli armeni erano alquanto migliori, l\u2019atmosfera politica era pi\u00f9 respirabile. Essi poterono quindi svolgere, almeno in parte, le doti che loro sono innate e fecero grandi progressi: l\u2019istruzione pubblica, l\u2019industria e le arti presero enorme sviluppo. Purtroppo la politica russa non fu mai stabile a loro riguardo, bens\u00ec fluttuante, variabile, mutandosi dalla massima simpatia e benevolenza alle peggiori vessazioni, alle pi\u00f9 feroci persecuzioni. Fu soprattutto verso il 1880 che s\u2019inaugur\u00f2 tale regime di ferocia e di persecuzione, quando nell\u2019antiquata e degenere mente della burocrazia russa nacque la folla idea di russificare gli armeni. Si cominci\u00f2 a scoprire un \u201cpericolo armeno\u201d da cui l\u2019Impero era gravemente minacciato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Le due anime dannate di quella odiosa politica furono: Donducoff-Corsacoff, governatore generale del Caucaso, ma sopra tutto il suo successore principe Galitzin. Questo folle sanguinario, tormentato dall\u2019idea fissa che gli armeni &#8211; per il grado di civilt\u00e0 e di benessere economico, per la vicinanza alle frontiere dell\u2019impero per il loro attaccamento al movimento progressista e rivoluzionario &#8211; costituivano l\u2019elemento pi\u00f9 turbolento e pi\u00f9 dannoso alla salute dell\u2019 Impero, d\u2019accordo con il Governo centrale, ide\u00f2 il suo diabolico programma: sterminare gli armeni, o almeno assestare loro un colpo cos\u00ec terribile &#8211; economicamente e moralmente &#8211; da non poter pi\u00f9 rialzarsi per molti e molti anni. Furono chiuse le scuole e le biblioteche, sciolte le societ\u00e0 di coltura e di edizioni, soppressi i giornali, confiscati i beni della Chiesa armena, aizzati i fanatici Tartari del Caucaso contro la popolazione armena. Ancora una volta il sangue armeno corse a fiotti, furono incendiati numerosi villaggi, profanate le chiese e le scuole. Cos\u00ec anche nell\u2019Armenia russa fu seminato dappertutto la morte e la rovina. Ma la reazione &#8211; organizzata sopra tutto dai comitati rivoluzionari Drosciagh e Henciagh &#8211; scatt\u00f2 violenta, furibonda da parte degli armeni. Si costruissero delle barricate e si ebbero delle vere battaglie fra i Tartari ed Armeni. La famosa polizia russa, i famosi cosacchi, invece di cercare di stabilire l\u2019ordine e la pace fra i combattenti, rimanevano impassibili, o peggio ancora, davano man forte ai tartari. eppure gli armeni, pugnando con disperata energia, ebbero infine il sopravvento. Il Governo russo fu obbligato a cambiar tattica, i beni della Chiesa armena furono restituiti, le libert\u00e0 di una volta riconcesse, e se \u00e8 vero che in seguito, con giudizi sommari, molti intellettuali armeni furono esiliati in Siberia, \u00e8 pur vero che nel 1913-14 la Russia prese l\u2019iniziativa di una conferenza fra le Grandi Potenze, per introdurre finalmente in Armenia le famosissime riforme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Le Grandi Potenze redassero un piano di riforme e la Turchia &#8211; dopo aver opposto, come al solito, varie obiezioni a tale progetto &#8211; fin\u00ec per accettarlo. Ahim\u00e8! Lo scoppio della guerra mondiale fece ripiombare tutto nel nulla. Ci\u00f2 che soffr\u00ec in questi ultimi quattro anni la nazione armena oltrepassa i limiti dell\u2019immaginazione umana. La grandiosit\u00e0 tragica del martirio armeno supera ogni visione apocalittica. Le atrocit\u00e0 commesse da parte degli imperi centrali nel Belgio, nella Serbia, nella Polonia, possono dare una pallida idea delle atrocit\u00e0 a cui fu soggetta questa infelice nazione da parte delle orde turche, organizzate dalla \u201cKultur\u201d e condotte da ufficiali tedeschi. Non faccio retorica; non vi \u00e8 nessuna esagerazione, i testimoni oculari &#8211; numerosi, non sospetti e fra i quali c\u2019\u00e8 persino qualche tedesco onesto &#8211; confermano tale dolorosa ed inoppugnabile verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Il Comm. Giacomo Gorrini, nobilissima figura di diplomatico, che copriva l\u2019alta carica di console generale a Trebisonda e fu testimone oculare delle atrocit\u00e0 turche in quella citt\u00e0, al suo ritorno in Italia in un\u2019intervista concessa al giornale \u201cMessaggero\u201d fece in proposito dichiarazioni impressionantissime, che fanno venire i brividi e strappano le lacrime anche al pi\u00f9 cinico egoista. Ecco qualche brano dell\u2019intervista: \u201c.. Nel mio distretto &#8211; disse il Comm. Gorrini &#8211; a partire dal 24 giugno (1915) gli armeni furono tutti internati, cio\u00e8 scacciati a forza dalle rispettive residenze ed accompagnati dai gendarmi per destinazioni lontane, ma ignote, che per i quattro quinti era&#8230; la morte con inaudite crudelt\u00e0. Il proclama solenne dell\u2019internamento venne da Costantinopoli: \u00e8 opera del Governo centrale e del Comitato Unione e Progresso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">\u201cFu una vera strage e carneficina di innocenti, una cosa inaudita, una pagina nera con la violazione flagrante dei pi\u00f9 sacrosanti diritti di umanit\u00e0, di cristianit\u00e0 e di nazionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">\u201c Di 14.000 circa armeni fra gregoriani, cattolici e protestanti che abitavano Trebisonda, e che mai provocarono disordini n\u00e9 dettero mai luogo a provvedimenti collettivi di polizia, quand\u2019io partii non ne rimanevano pi\u00f9 neppure cento !<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">\u201c Dal 24 giugno, giorno della pubblicazione dell\u2019infame decreto, fino al 23 luglio, giorno della mia partenza da Trebisonda, io non avevo dormito, io non avevo mangiato pi\u00f9, ero in preda ai nervi, alla nausea, tant\u2019era lo strazio di dover assistere ad una esecuzione in massa di creature inermi, innocenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">\u201c Il passaggio delle squadre degli armeni sotto le finestre e davanti la porta del Consolato, le loro invocazioni al soccorso senza che n\u00e9 io n\u00e9 altri potessero fare nulla per loro, la citt\u00e0 essendo in stato d\u2019assedio, guardata in ogni punto da 15.000 soldati in pieno assetto di guerra, da migliaia di agenti di polizia, dalle bande dei volontari e dagli addetti al Comitato \u201cUnione e Progresso\u201d, i pianti, le lacrime, le desolazioni, le imprecazioni, i numerosi suicidi, le morti subitanee per lo spavento, gli impazzimenti improvvisi, gli incendi, le fucilate in citt\u00e0, la caccia spietata nelle case e nelle campagne, i cadaveri a centinaia trovati ogni giorno sulle strada dell\u2019internamento, le giovani donne ridotte a forza mussulmane o internate come tutti gli altri, i bambini strappati alle loro famiglie o alle scuole cristiane e affidate per forza alle famiglie mussulmane, ovvero posti a centinaia sulle barche con la sola camicia, poi capovolti e affogati nel Mar Nero o nel fiume Dermen Der\u00e8, sono gli ultimi incaccettabili ricordi di Trebisonda, ricordi che ancora a un mese di distanza, mi straziano l\u2019anima, mi fanno fremere. Quando si \u00e8 dovuto assistere per un intero mese a siffatti orrori, a torture cos\u00ec prolungate, nell\u2019assoluta impotenza di agire come avrei voluto, viene spontanea, naturale la domanda se tutti i cannibali e se tutte le belve feroci abbiano lasciato i loro recessi e nascondigli o le foreste vergini dell\u2019Africa, Asia ed Oceania per darsi convegno a Istambul!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">\u201c Permetta anzi che io chieda a questo punto il mio colloquio e che dichiari che questa pagina nera della Turchia merita la pi\u00f9 assoluta riprovazione e la vendetta della intera cristianit\u00e0. Se sapessero tutte le cose che so io, tutto quello che ho dovuto vedere coi miei occhi e uidire colle mie orecchie, tutte le Potenze cristiane ancora neutrali dovrebbero sollevarsi contro la Turchia, gridare anatema al suo incivile governo ed al suo feroce Comitato \u201cUnione e Progresso\u201d e ritenere responsabili anche gli alleati, che tollerano o coprono col loro aiuto delitti esecrandi che non hanno eguale nella storia antica n\u00e9 moderna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">\u201c Onta, orrore, obbrobrio!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Ora, se pensiamo che le atrocit\u00e0 descritte dal Commendatore Gorrini con accento commosso e con vivaci e con vivaci colori si riferiscono ad una sola citt\u00e0; se pensiamo che tali atrocit\u00e0 furono ripetute col furore sanguinario, con la medesima ferocia in cento citt\u00e0 ed in mille villaggi dell\u2019Armenia e dell\u2019Anatolia, la nostra mente pu\u00f2 cercare allora &#8211; ma cercare solo, senza riuscire di certo &#8211; farsi un concetto dell\u2019immensit\u00e0 della tragedia armena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Non voglio dilungarmi di pi\u00f9 su questo penosissimo, straziante argomento. Ma chi, dotato di nervi saldi, robusti voglia sapere i particolari raccapriccianti del martirio armeno, non ha che da leggere &#8211; tra i tanti opuscoli e libri scritti in varie lingue &#8211; \u201cThe Treatment of Armenians in the Ottoman Empire: 1915-1916\u201d che \u00e8 la storia documentata delle atrocit\u00e0 commesse contro gli Armeni, in tutto l\u2019impero ottomano, e presentata da lord Bryce al Ministro degli Affari esteri inglese d\u2019allora: Visconte Grey of Fallodon.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">La storia si ripete. L\u2019errore colossale, la colpa imperdonabile che aveva commesso Bisanzio non seguendo la saggia politica di Roma &#8211; un\u2019 Armenia indipendente, baluardo inespugnabile agli attacchi dei barbari d\u2019Asia &#8211; e pi\u00f9 tardi l\u2019Europa delle Crociate &#8211; abbandonando alla sua sorte il regno dell\u2019Armenia Minore &#8211; ripet\u00e8 con maggior colpa, con maggior cinismo, a distanza di secoli e ad onta di luminosi, eloquenti insegnamenti del passato, l\u2019Europa del secolo XX.. le Grandi Potenze &#8211; o per ragioni di morbosa sentimentalit\u00e0 o per ragioni di interessi mal compresi &#8211; trattarono sempre con ina certa tenerezza quell\u2019organismo mostruoso che \u00e8 lo Stato turco, quella massa amorfa, malvagia e incosciente che ha nome popolo turco. N\u00e8 le atrocit\u00e0 dei vecchi turchi, n\u00e8 la crudelt\u00e0 dei giovani &#8211; pi\u00f9 veroci e sanguinari dei primi &#8211; non bastarono a scuotere la sensibilit\u00e0 pachidermica delle Grandi Potenze. Mentre quel popolo meraviglioso che ha una storia quattro volte millenaria; quel popolo che fond\u00f2 l\u2019immenso impero di Tigrane il Grande ed il glorioso regno di Leone il magnifico quando le nazioni d\u2019Europa spasimavano ancora nelle tenebre; quel popolo che produsse e produce tutt\u2019ora illustri campioni nella letteratura, nella filosofia, nell\u2019architettura, nelle scienze.., insomma in ogni campo dell\u2019umana attivit\u00e0 in cui sogliono eccellere le razze elette; ol popolo che ebbe dalla storia l\u2019atroce eppur gloriosa missione di difendere la civilt\u00e0 greco-romana nelle lontane terre d\u2019Oriente offrendo per secoli e secoli il petto dei suoi figli ai tremendi colpi di tutti i barbari d\u2019Asia&#8230;ebbene si lasci\u00f2 che quel meraviglioso popolo venisse trucidato, massacrato, dibattendosi in continua e terribile agonia in mano al peggiore dei carnefici. (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Quale sar\u00e0 l\u2019assetto che l\u2019Intesa deve dare alla martire Armenia quando essa si presenter\u00e0 al Congresso della Pace lacera, straziata, insanguinata, ma fiera e a fronte alta? (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Possa quel giorno &#8211; sognato dal popolo armeno con tanta fede e con indicibile ansia &#8211; non essere lontano! Giorno grande, solenne, in cui la novella Europa, potr\u00e0 finalmente salutare la risorta Armenia con le nobili parole che Anatole France pronunzi\u00f2 alla Sorbona, il 9 Aprile 1916, durante l\u2019imponente manifestazione pro Armenia: \u201cSorella, alzati, non soffrire pi\u00f9! Tu sei libera d\u2019ora innanzi di vivere secondo il tuo genio e la tua fede\u201d.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019apoteosi di Mazzini.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">L\u2019indipendenza armena e la missione d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Il grande sogno di Giuseppe Mazzini sta per avverarsi. L\u2019ideale sacro a cui egli consacro\u2019 tutta la sua vita, il grande principio &#8211; principio di nazionalit\u00e0 &#8211; per cui egli dalla sua prima giovent\u00f9 fino alla morte, per quaranta anni di seguito, non si stanco\u2019 mai di combattere con la fede e la tenacia dell\u2019Apostolo, sta per trionfare. Nessuno come lui ebbe una visione cos\u00ec chiara della lotta gigantesca, ma fatale, che andava addensandosi sull\u2019 Europa. Egli, con l\u2019ala del genio che non conosce limite nello spazio e nel tempo, profetizz\u00f2 persino nei minimi particolari la grande guerra di liberazione dei popoli ed il raggruppamento di tutte le democrazie del mondo, contro la coalizione degli imperi autocratici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Quale meravigliosa divinazione dell\u2019intervento della grande democrazia insulare nella mischia, quando fino dal 1859 egli ammoniva severamente l\u2019Inghilterra: \u201c E voi, nazione libera e forte, voi che vi dichiarate credenti nella verit\u00e0 e nella giustizia, direste: fra il male ed il bene rimarremo neutrali, spettatori impassibili? E\u2019 la parola di Caino.\u201d La Patria di Gladstone non poteva scegliere la parte di Caino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">E chi, in verit\u00e0, pi\u00f9 del Presidente Wilson &#8211; il pi\u00f9 autorevole ed il intrasigente dei mazziniani &#8211; seppe dare al grande conflitto il suo vero significato con eloquenti e chiare parole, con atti energici e tenaci, indirizzandolo sulla via maestra che conduce alla soppressione di tutti i tiranni, alla liberazione di tutti gli oppressi ? E che dire dell\u2019intervento italiano ? Chi non ricorda i lunghi mesi di neutralit\u00e0, di vigilia angosciosa, in cui tendenze opposte pro e contro l\u2019intervento si cozzavano violentemente, e i seguaci del gretto egoismo e del falso internazionalismo, unitamente agli agenti degli imperi sopraffattori adoperavano i mezzi pi\u00f9 insidiosi e pi\u00f9 perfidi per inchiodare l\u2019Italia nella pi\u00f9 obbrobiosa inerzia e per sbarrarle la via tracciata dai massimi artefici del Risorgimento? Invano! Le ruote della Storia debbono seguire il loro corso fatale, irresistibile, rovesciando ogni forza, ogni ostacolo. Lo spirito di Mazzini, aleggiando sulla penisola guid\u00f2 la nazione verso i suoi alti destini. Egli aveva lanciato i suoi roventi strali contro i fautori della neutralit\u00e0, allorquando una guerra di libert\u00e0 e di nazionalit\u00e0 si combattesse nel mondo. Egli aveva segnato il posto di gloria e d\u2019onore dell\u2019Italia nel prossimo conflitto europeo, quando scriveva con frase romanamente scultoria e con solennit\u00e0 profetica: \u201cL\u2019Italia e l\u2019Europa camminano lentamente, ma sicuramente, come la giustizia di Dio, alla crisi suprema, alla grande battaglia fra libert\u00e0 e despotismo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Ormai \u00e8 prossimo il giorno in cui la rinnovata umanit\u00e0 comincer\u00e0 la sua nuova e luminosa storia. Spunta gi\u00e0 l\u2019alba radiosa in cui i popoli oppressi, dopo aver scosso il giogo schiacciante del secolare servaggio, si libereranno sulla via maestra del progresso e della civilt\u00e0. Gli ultimi dei, gli ultimi tiranni tramontano, per seppellirsi in eterno negli abissi pi\u00f9 profondi della Storia. La nazione di anima profondamente pagana, che volle sollevare dalle loro secolari tombe glia ntichi dei, e trascinare l\u2019umanit\u00e0 dinanzi agli altari da tempo abbattuti di Wotan, di Thor e delle Walkirie; la nazione possente e orgogliosa, che per effetto di follia collettiva volle deviare con inaudita violenza il corso della Storia e sommergere i popoli nei tempi del pi\u00f9 tirannico e sanguinoso assolutismo, vede avvicinarsi &#8211; dopo essersi attirati l\u2019odio e la maledizione del mondo intero &#8211; l\u2019ora dell\u2019espiazione delle sue gravi colpe, dei suoi orribili delitti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">I due Stati pi\u00f9 anacronistici del secolo XX &#8211; lAustria e la Turchia, l\u2019impero della forca e l\u2019impero dei massacri &#8211; che si erano agggiogati al carro della Germania, sperando di salvare i loro putridi organismi dalla dissoluziione, crollano sotto i colpi mortali delle nazionalit\u00e0 oppresse e sotto le cannonate liberatrici dei legionari delle democrazie. Terribile ironia della Storia! La guerra mondiale, che secondo i loro infernali calcoli doveva salvarli dallo sfacelo, li conduce inesorabilmente e simultaneamente &#8211; come aveva augurato e profetizzato Mazzini &#8211; al crollo definitivo. Sulle loro rovine s\u2019innalzano nuovi Stati, collocati sulla base granitica del principio di nazionalit\u00e0. I popoli oppressi sotto il tallone tedesco ed austro-ungarico ebbero il meritato riguardo da parte delle nazioni e governi alleati. L\u2019intesa ha gi\u00e0 sanzionato con solenni dichiarazioni la costituzione in Stati indipendenti delle nazionalit\u00e0 oppresse dall\u2019Austria-Ungheria. Non cos\u00ec per le nazioni oppresse sotto il giogo turco. I difensori della libert\u00e0 e della giustizia fecero solo dichiarazioni vaghe per l\u2019avvenire di quei popoli. E sopra tutto una nazione &#8211; la nazione armena &#8211; che per le sue tradizioni, per il suo tenace attaccamento alla civilt\u00e0 occidentale e per il contributo che rec\u00f2 fin dalla prima ora alla causa degli Alleati, avrebbe dovuto meritare maggior riguardo, maggiore attenzione da parte di essi, fu abbandonata quasi nel dimenticatoio. In Italia, non mancano da parte del pubblico dimostrazioni di simpatia e solidariet\u00e0 per la causa armena: conferenze per illustrare il martirio e l\u2019eroismo di questo popolo, comitati per affermare il diritto di essi all\u2019indipendenza. ma l\u2019Italia ufficiale dimostr\u00f2 quasi nessun interessamento al problema armeno, fingendo talora di ignorare persino che esisteva da decenni sul tappeto della diplomazia europea una questione armena, oppure pronunciandosi &#8211; caso raro &#8211; in termini vaghi e troppo diplomatici. Nel passato, non erano mancate in Italia anime nobili e generose che avevano rivolto la loro mente sulla dolorante questione armena. Oltre a Giuseppe Mazzini, che col suo grande cuore e con la sua vastissima esperienza, aveva abbracciato la causa santa di liberazione di tutti i popoli oppressi, profetizzando il contemporaneo crollo degli imperi austro-ungarico e ottomano, un latro Grande italiano &#8211; Francesco Crispi &#8211; aveva manifestato il suo autorevole parere sul problema armeno, in una lettera di eccezionale importanza, scritta da Napoli il 3 febbraio 1897 e indirizzata a Saverio Fera, Gran Maestro della Massoneria italiana di rito scozzese, presidente del Comitato pro Armenia costituito allora a Firenze, in difesa dei diritti della nazione armena: \u201cEbbi la vostra del 17 gennaio e se non mi affrettai a rispondere dovete comprendere il motivo. Per undici mesi continui, dopo aver lasciato il potere, mi ritirai dalla vita politica attiva ed oggi scrivo a voi personalmente con preghiera di non dare pubblicit\u00e0 alla mia lettera. La causa del vostro Comitato patrocinata \u00e8 sacra, ma i Governi che dovrebbero interessarsene sono insensibili ed i popoli impotenti. Infatti dovete ammettere che la voce di Gladstone, nella libera Inghilterra, rimase inascoltata e non trov\u00f2 eco nel continente. L\u2019Armenia \u00e8 in peggiori condizioni della Polonia. L\u2019Europa \u00e8 cos\u00ec crudele verso quella nazione che non riconosce per la medesima il territorio politico suo. Nel trattato di Berlino del 1878, si dispose dei porti e delle citt\u00e0 che dovrebbero appartenere all\u2019Armenia, e le Potenze affidarono allora al beneplacito della Turchia le riforme che avrebbero dovuto fare. \u201cLa sublime Porta, \u00e8 detto nell\u2019artcolo 61 di quel trattato, si impegna a realizzare senza ritardo i miglioramenti che esigono i bisogni locali delle provincie abitate dagli armeni\u201d Abitate dagli armeni: capite? Sono passati 18 anni, e gli assunti impegni della Turchia, si esplicarono nelle carneficine e negli incendi onde furono desolate le provincie abitate dagli armeni. Al 1895 partirono per l\u2019Oriente le squadre delle grandi Potenze: la sola Inghilterra aveva 18 navi e tutti credettero che giustizia sarebbe stata fatta a quel popolo oppresso. Sapreste dirmi i risultati di questa spedizione militare? Le corazzate tornarono nei loro porti. Dopo di ci\u00f2 che sperate di fare a pro degli armeni? Ci vogliono tempo e denaro, per una impresa di tanta entit\u00e0, e voi coi vostri Comitati non potete raccogliere che aspirazioni e speranze, che non valgono a correggere o a guarire il Governo turco. L\u2019Italia ha molti guai in casa sua per non poter estendere la sua azione a benficio di altri popoli. La Francia repubblicana continua le tradizioni dei suoi Re, e oggi, passando sul cadavere della plonia, va a Mosca a stringersi in fraterno amplesso con lo Czar. L\u2019inghilterra \u00e8 la Potenza che forse avrebbe il desiderio di redimere l\u2019Armenia, ma da sola non vorr\u00e0 impegnarsi in una guerra. La Russia non pu\u00f2 sciogliere la questione armena, perch\u00e8 ha mezzo popolo armeno sotto il suo impero: avrebbe interesse di prender l\u2019altra met\u00e0, ma l\u2019Europa non lo consentirebbe. Del resto lo Czar, dopo aver assonnato il sultano e fattosi suo protettore, prefefrisce attendere il momento opportuno per attuare i suoi disegni in Oriente. Quando verr\u00e0 l\u2019ora estrema dell\u2019eterno ammalato, forse la diplomazia avr\u00e0 un pensiero per l\u2019Armenia. Ho detto abbastanza. Non avevo intenzione di scrivere come ho fatto. Carlo Alberto, quando cospirava, aveva inciso sulla carta su cui scriveva: Aspetto la mia stella! Povero Re! Invoc\u00f2 il suo astro quando l\u2019Italia, seminata di nubi, non era pronta a rendere la luce e fin\u00ec in esilio. Oggi anarchici e preti impediscono il risorgere della nazionalit\u00e0, predicando le lusinghiere teorie dell\u2019umanit\u00e0 nella quale si confondono i popoli di ogni sangue, di ogni razza, di ogni religione. Queste teorie, lo sapete, sono la negazione della patria. Sanguina il cuore. Gli orrori della Bulgaria non furono cos\u00ec crudeli come questi dell\u2019Armenia; quelli trovarono uno Czar vendicatore ed un Congresso europeo che proclam\u00f2 l\u2019indipendenza di quel popolo. Aspettiamo, pensiamo ai casi nostri affinch\u00e8 meglio costituiti e veramente liberi, possiamo essere abbastanza forti per dare la libert\u00e0 agli altri. Verr\u00e0 questo giorno? Non \u00e8 lecito dubitarne.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Queste poche righe riassumono meravigliosamente la sventurata e complicata questione armena. E\u2019 il grido di dolore di un\u2019anima nobile, ma desolata a non poter intervenire, in difesa di una giusta e santa causa. L\u2019atto d\u2019accusa, la fiera requisitoria d\u2019un uomo di Stato, con piena conoscenza di causa, contro la tremenda responsabilit\u00e0 dell\u2019Europa dinanzi al martirio armeno. Infine \u00e8 l\u2019augurio, la promessa che l\u2019Italia in un prossimo avvenire, cresciuto di forza e di prestigio, metta la sua potente spada nella bilancia per la risoluzione del problema armeno. Non \u00e8 giunto forse il giorno cos\u00ec ardentemente auspicato da Crispi? L\u2019Italia, schierandosi a fianco dell\u2019Intesa non solo a rivendicare le proprie aspirazioni nazionali, bens\u00ec in difesa della civilt\u00e0 e della libert\u00e0, dimostr\u00f2 al mondo che i discendenti di Mazzini non volevano disertare la Storia, mentre si combatteva la grande lotta di liberazione vaticinata dal Grande Ligure. I soldati e i marinai d\u2019Italia, in tre anni d\u2019eroismo, d\u2019abnegazione e di vittorie, diedero la prova pi\u00f9 luminosa che la grande e forte Italia sognata da Crispi, era ormai un fatto compiuto. Infine, decretando dal Campidoglio col Patto di Roma il diritto all\u2019indipendenza dei popoli oppressi dall\u2019Impero degli Asburgo, l\u2019Italia riafferm\u00f2 la sua incrollabile, immutabile fedelt\u00e0 agli ideali mazziniani. L\u2019Armenia che fu abbandonata nel suo spaventoso servaggio mentre tutti i popoli balcanici venivano sottratti, per opera dell\u2019Europa, al giogo turco; l\u2019Armenia, che fu obliata anche in questi tremendi anni di guerra, mentre s\u2019inneggiava al Belgio, alla Serbia, alla Polonia &#8211; nazioni nobili ed eroiche, a cui per\u00f2 la nazione armena \u00e8 per nulla inferiore &#8211; deve ottenere alla Conferenza della pace la sua completa indipendenza nei suoi confini storici. Non solo, anche per l\u2019Armenia si debbono esigere riparazioni e garanzie. E chi pi\u00f9 dell\u2019Italia, gi\u00e0 soggiogata alla secolare oppressione straniera, pu\u00f2 apprezzare meglio il martirio armeno? E chi pi\u00f9 dell\u2019Italia, erede diretta e rappresentante pi\u00f9 autorevole della civilt\u00e0 romana, assertrice dei grandi ideali di Mazzini e di Garibaldi, ha il dovere e la missione di patrocinare la causa di questo lontano lembo asiatico della civilt\u00e0 latina, proclamando solennemente il diritto dell\u2019Armenia all\u2019indipendenza? Non \u00e8 mazziniano &#8211; e cio\u00e8 italiano &#8211; il principio che ogni nazione ha un sacro diritto: il diritto all\u2019indipendenza; che ogni nazione ha un dovere egualmente sacro: il dover ad aiutare gli oppressi ad acquistare l\u2019indipendenza? D\u2019altronde, per un caso fortunato, l\u2019interesse ideale e morale dell\u2019Italia \u00e8 in perfetta armonia col suo interesse economico e politico, perch\u00e9 l\u2019Armenia si ricostituisca in Stato libero ed indipendente. Infatti, la Germania, battuta ed avvilita, non cambier\u00e0 d\u2019anima. N\u00e8 l\u2019immane dramma degli ultimi anni, n\u00e8 la pi\u00f9 clamorosa sconfitta basteranno a trasformare la barbara natura di quella nazione: l\u2019orgoglio, la violenza e la tenacia sono le sue caratteristiche essenziali. L\u2019impero romano non ebbe mai nemici cos\u00ec accaniti, cos\u00ec tenaci, come i Germani. E il conflitto attuale, non \u00e8 forse, in ultima analisi, la lotta di una pretesa civilt\u00e0 superiore &#8211; la famigerata Kultur &#8211; contro l\u2019insuperabile civilt\u00e0 romana? I Teitoni furono fra i pi\u00f9 refrattari al Cristianesimo &#8211; Verbo novello che predicava l\u2019amore e la fratellanza universale. La Chiesa cattolica dovette lottare secoli e secoli per convertirli al cattolicesimo, essi per\u00f2 alla prima occasione se ne staccarono accettando la Riforma luterana. In tale conversione, non si deve vedere tanto &#8211; parlo solo della Germania &#8211; una convinzione intima, una ribellione di coscienza, ma piuttosto l\u2019effetto di una passione: odio e orgoglio. Dopo Roma imperiale, era Roma cattolica che suscitava l\u2019odio e l\u2019invidia dei Teutoni. Ora, un popolo che ha secolari tradizioni di tenacia e di orgoglio; un popolo che si nutr\u00ec da un secolo in qua delle teorie di orgoglio e di violenza di Fichte, di Hegel, di Treitchke e di cento altri, e nelle quali dottrine si devono ricercare i germi del conflitto mondiale, non pu\u00f2 trasformarsi da un giorno all\u2019altro. Le commedie parlamentari e le mascherate di democraticizzazione non bastano a cambiare la natura d\u2019un popolo. Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessario mozzare i tentacoli al mostro germanico e inchiodarlo nella sua tana, perch\u00e9 non possa mai pi\u00f9 rialzare la testa, mai pi\u00f9 risvegliare n\u00e9 i propri istinti barbari, n\u00e8 quelli dei suoi affini &#8211; turchi, magiari, tartari: Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessario creare possenti barriere dappertutto &#8211; barriere economiche, politiche e culturali. L\u2019Armenia indipendente, elemento di progresso per eccellenza, costituir\u00e0 appunto una di tali barriere. E\u2019 con un\u2019Armenia indipendente, elemento di progresso per eccellenza, costituir\u00e0 appunto una di tali barriere. E\u2019 con un\u2019Armenia indipendente &#8211; non soggetta allo straniero, turco o non turco &#8211; che l\u2019Italia potr\u00e0 riallacciare le relazioni commerciali e politiche che furono cos\u00ec cordiali, cos\u00ec strette nel passato fra il Regno d\u2019Armenia Minore e le gloriose Repubbliche Italiane. Ed \u00e8 un\u2019Armenia libera e indipendente che &#8211; custode gelosa e tenace della civilt\u00e0 romana in mezzo a secolari ed accaniti assalti dei barbari vicini &#8211; potr\u00e0 svolgere a sua volta, liberamente, la sua missione civilizzatrice in quelle contrade asiatiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Nella generale liberazione degli oppressi, nell\u2019universale resurrezione dei martiri, l\u2019Armenia &#8211; martire fra i martiri &#8211; non deve pi\u00f9 essere dimenticata. L\u2019Intesa continua a riconoscere il diritto all\u2019esistenza di uno Stato &#8211; lo Stato Turco &#8211; il quale, nato e cresciuto nel sangue, si sostenne sempre &#8211; oggi, come ieri e, state sicuri, anche domani &#8211; con l\u2019assassinio e col massacro eretto a sistema di governo. Le democrazie unite in nome del principio nazionale, si ostinarono a difendere il diritto all\u2019indipendenza di un popolo, il popolo turco, il quale, ribelle &#8211; per incapacit\u00e0 organica &#8211; a qualsiasi civilt\u00e0, non possiede quasi nessuno dei requisiti e fattori, materiali e morali, perch\u00e9 una collettivit\u00e0 &#8211; secondo la scuola italiana: da Romagnosi a Gioberti, da Mazzini a Mancini &#8211; possa considerarsi vera nazione e quindi avere diritto all\u2019indipendenza; mentre le stesse democrazie non pronunciarono tuttora nessuna parola chiara, precisa sull\u2019avvenire dell\u2019Armenia la quale, viceversa, possiede tutti i fattori e contrassegni mazziniani per avere diritto all\u2019indipendenza. Delenda Turchia! Bisogna distruggere la Turchia! Bisogna amputare senza piet\u00e0 quest\u2019organo cancrenoso dell\u2019umanit\u00e0! L\u2019Intesa si assumerebbe una tremenda responsabilit\u00e0 conservando ancora lo Stato turco &#8211; infinitamente pi\u00f9 anacronistico e pi\u00f9 sanguinario dell\u2019Impero degli Asburgo &#8211; ridotto pure ai minimi termini, poich\u00e9 domani, certamente, la ferocia sanguinaria delle orde turche si riverserebbero sui milioni di cristiani, che vivono alla rinfusa in mezzo alle popolazioni musulmane in tutto l\u2019impero turco. Guai ai popoli non musulmani ultimi rimasti sotto uno Stato turco! Pagheranno per tutti. E\u2019 storia troppo recente l\u2019atroce destino che colp\u00ec successivamente i Greci, i Serbi, i Bulgari, gli Armeni&#8230; Bisogna liberare l\u2019Armenia: bisogna distruggere la Turchia! Ecco la suprema necessit\u00e0: ecco il duplice imprescindibile dovere dell\u2019Intesa. Sia Roma, sorgente e maestra del diritto, a riaffermare il pi\u00f9 elementare diritto negato per secoli all\u2019armene genti: il diritto alla vita. Sia la Terza Italia, risorta ad unit\u00e0 politica in nome dei sacrosanti diritti di nazionalit\u00e0, a proclamare per prima, solennemente, il diritto dell\u2019 Armenia all\u2019indipendenza. Sia la grande e forte Italia vaticinata da Crispi &#8211; divenuta ormai palpitante realt\u00e0 storica &#8211; a propugnare e a volere fortemente che anche agli armeni sia fatta giustizia completa finalmente, e che lo Stato turco &#8211; l\u2019onta suprema che pesa tuttora sul mondo civile &#8211; sia cancellato per sempre dal novero degli Stati. E allora &#8211; abbattuti gli ultimi idoli, gli ultimi tiranni: liberati gli ultimi oppressi e risorti gli ultimi martiri &#8211; le libere nazioni si avvieranno all\u2019adempimento della loro sacra missione; la rinnovata Umanit\u00e0 s\u2019innalzer\u00e0 verso i suoi alti destini. E la grande idea di Mazzini diverr\u00e0 la grande realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">Torino, ottobre 1918<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Edizione digitale per il Nuovo Caff\u00e8 Letterario del pamphlet Italia e Armenia del dott. A. Sarian del 1918, edito a Torino dalle &#8220;Edizioni dell&#8217;Armenia&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"","sticky":false,"template":"templates\/template-cover.php","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[21,69,24,6,22,23],"class_list":["post-228","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pubblicazioni","tag-armenia","tag-giuseppe-mazzini","tag-italia","tag-libri","tag-mazzini","tag-storia"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/228","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=228"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/228\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":502,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/228\/revisions\/502"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=228"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=228"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leonbattistaalberti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=228"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}