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Viva il capomastro

QUANDO C’ERA LUI

L’autunno ci porterà una vera fioritura fuori stagione di libri sul Fascismo, sulla storia del Ventennio e sui suoi protagonisti. Precediamo l’onda dando il nostro contributo di bibliofili e istituendo un rubrichetta nella quale proponiamo una selezione da ‘ Viva il capomastro‘, un testo dattiloscritto che circolò  clandestino durante la Resistenza e che venne pubblicato solo nel 1945. 
L’autore è Isidoro Pagnotta, pseudonimo di Carlo Galante Garrone. Le citazioni di Benito Mussolini contenute nel libro sono tratte dai volumi della Hoepli Scritti eDiscorsi (voll. I-XII) e Scritti e Discorsi Adriatici (voll. I-II), da riviste, giornali e altri libri: Parlo con Bruno, Vita di Arnaldo, Storia di un anno, colloqui con Mussolini (Emil Ludwig, Mondadori, 1932), ecc., tutte comunque si fermano alle soglie della guerra.
La titolazione è quella originale di Isidoro Pagnotta che nella prefazione scrisse: “Ho lasciato i titoli dell’edizione clandestina: in qualche caso, evidentemente, essi non avrebbero oggi ragion d’essere, perché superati dal crollo del fascismo. Il lettore, naturalmente, riandrà col pensiero ai tempi passati”. (La Redazione del Caffè Letterario)


Titolo: INTUITO

Mussolini entrò a Villa Ada con l’animo assolutamente sgombro da ogni prevenzione, in uno stato che visto a distanza potrebbe chiamarsi di vera e propria ingenuità. Erano esattamente le 17 e 20 quando il re accompagnò Mussolini sulla soglia della casa. Strinse la mano a Mussolini e rientrò. Mussolini scese la breve scalinata e avanzò verso la sua automobile. A un tratto un capitano dei carabinieri lo fermò e gli disse testualmente: “S. M. mi incarica di proteggere la vostra persona”. Mussolini fece ancora atto di dirigersi verso la sua macchina, ma il capitano, indicando un’autoambulanza che stazionava vicino, gli disse: “No. Bisogna salire qui”. Mussolini montò. Insieme col capitano salirono un tenente, tre carabinieri, e due agenti in borghese, armati con fucili mitragliatori… Mussolini pensava sempre che tutto ciò accadesse, come aveva detto il re, la sua incolumità personale… La caserma dei carabinieri aveva le finestre chiuse, ma Mussolini poté vedere che era circondata da sentinelle con la baionetta inastata…Mussolini non toccò cibo. Chiesto di uscire, egli fu accompagnato da un ufficiale lungo il corridoio. Mussolini notò allora che ben tre carabinieri montavano la sentinella alla porta dell’ufficio. Fu allora che meditando nella stanza si affacciò si affacciò per la prima volta alla mente di Mussolini il dubbio: protezione o cattura?…Solo a Ponza Mussolini si rese conto della miserabile congiura che lo aveva eliminato… ( “Storia di un anno”, Corriere della Sera, 2.7.1944)


Titolo: CONCLUSIONE 

La conclusione potrebbe essere questa: che siamo sul fondo da qualche tempo. Si può concludere che più giù non andremo.

(IX. 97 – 26.5.1934)

Titolo: VIGLIACCO

Sia detto una volta per tutte, che io non ho minimamente sollecitato la delega al comando delle Forze Armate operanti, rilasciatami dal re il 10 giugno. (“ Storia di un anno”, Corriere della Sera, 1.7.1944)


Titolo: LA MARCIA

Ricordate che oggi non vi sarebbe la marcia su Mosca, marcia che sarà infallibilmente vittoriosa, se venti anni prima non ci fosse stata la marcia su Roma, se primi tra i primi non avessimo alzato la bandiera dell’antibolscevismo… ( Relazioni Internazionali, 1941. 892 – 3.7.1941.)


Titolo: STRONCATURE

Ho molto riflettuto sulla formula “Libera Chiesa in libero Stato”: ma io credo che lo stesso Cavour non si rendesse conto di che cosa, in realtà, questa formula potesse significare. Libera Chiesa in libero Stato! Ma è possibile? ( VII. 47 – 14.5.1929)


Titolo: DEFINIZIONI

Prima di tutto il popolo non fu mai definito. È un’entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. (IV. 109 – 25.4.1924)

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Il popolo è il corpo dello Stato e lo Stato è lo spirito del Popolo. Nel concetto fascista il Popolo è lo Stato e lo Stato è il Popolo. (IX. 33 – 18.3.1934)

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Il silenzio è il peristilio della saggezza. (IX. 60 – 25.6.1934)

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La guerra sta all’uomo, come la maternità sta alla donna. (IX. 98 – 26.5.1934)

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La massa è donna. (Colloqui con Mussolini, 68)


Titolo: IL CAPO SUPREMO DELLE FORZE ARMATE

Noi non ci intendiamo affatto di strategia, né di tattica militare. (Adr. I. 255 – 29.7.1917)

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In Italia la guerra sarà guidata da uno solo: da chi vi parla. (XI. 241 – 30.3.1938)

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Senza gli uomini non si fanno i battaglioni. (XI. 328 – 30.3.1938)


Titolo: MENO MALE !

Sappi, amico lettore, che io ho la coscienza della perfetta nullità di quanto vado dicendo. (Adr. II. 252 – 4.6.1918)

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Non dico di non aver commesso errori. ( II. 205 – 7.11.1921)

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Ho quasi vergogna di parlare ancora. (II. 340 – 24.10.1922)

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Non abbiamo il cattivo gusto di esagerare la nostra potenza. ( III. 10 – 16.11.1922)

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Bisogna dire che le grandi frasi alle grandi masse hanno più e più volte condotto lo Stato alla rovina. (IV. 420 – 5.12.1924)

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Quando mi trovo dinanzi a problemi di politica estera ci penso sette volte sette…(IV. 443 – 11.12.1924)

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Io penso i miei discorsi nell’attimo in cui li pronuncio. (V. 184 – 14.11.1925)

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Il popolo ha perfettamente il diritto di giudicare il Regime dai campioni che esso gli offre (VI. 66 – 26.5.1927)

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Noi fascisti diciamo moltissime cose che qualche volta potremmo risparmiare. (IX. 59 – 26.5.1934)

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I problemi militari sono i fondamentali e ad essi io dedico la massima parte della mia giornata. (XI. 248 – 30.3.1938)

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Io non sono affatto da paragonare a Napoleone (Colloqui con Mussolini, 62)


Titolo: UMORISMO (1)

Quasi tutti gli italiani sanno che non amo i discorsi. (III. 97 – 18.3.1923) 

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Il fascismo rappresenta il prodigio della razza italiana. (III. 168 – 18.6.1923) 

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La giustizia è il fondamento del regime. (IV. 187 – 24.6.1924) 

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Se vi è un uomo che non desideri la popolarità e disdegni i successi ottenuti con la facile e stupida demagogia, quello sono io. (V. 134 – 28.9.1925) 

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Il governo fascista è quello che ha abolito il maggior numero di tasse ed imposte. (VI. 234 – 22.6.1928)


Titolo: UMORISMO (2)

Perché non è vero che bisogna essere, putacaso, rimbambiti per poter governare: no. (VI. 68 – 26.5.1927) 

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La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana. (VI. 250 – 10.10.1928)

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Quel gigante dai garretti d’acciaio che è l’Italia fascista… (VII. 182 – 30.1.1930)

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Michele Bianchi vivrà nella storia di questo secolo. (VII. 190 – 3.3.1930) 

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La vita quale la concepisce il fascista è seria, austera, religiosa; tutta librata in un mondo sorretto dalle forze morali e responsabili dello spirito. (VIII. 69 – 11.6.1932) 

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Oggi finalmente ci accorgiamo di avere molte più materie prime di quello che non pensassimo. (X. 14 – 2.12.1935) 

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Possiamo insegnare qualche cosa a tutti. (XI. 32 – 18.12.1937)


Titolo: RAZZA

È ridicolo pensare, come fu detto, che si dovessero chiudere le sinagoghe! Gli Ebrei sono a Roma dai tempi dei Re; erano 50.000 ai tempi di Augusto e chiesero di piangere sulla salma di Giulio Cesare. Rimarranno indisturbati. (VIII. 92 – 14. 5. 1929) 

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Altro motivo non essenziale: quello della razza. Noi fascisti non intendiamo farci banditori di esclusivismi e di odi razziali. (IX. 202 – 31.7.1935) 

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Naturalmente non esiste più una razza pura, nemmeno quella ebrea. Ma appunto da felici mescolanze deriva spesso forza e bellezza a una nazione. Razza: questo è un sentimento, non una realtà; il 95% è sentimento. Io non crederò che si possa provare biologicamente che una razza sia più o meno pura. Quelli che proclamano nobile la razza germanica sono per combinazione tutti non germanici: Gobineau francese, Chamberlain inglese, Wottman israelita, Lapouge nuovamente francese; Chamberlain è arrivato perfino a chiamare Roma la capitale del caos. Una cosa simile da noi non succederà mai. L’orgoglio nazionale non ha affatto bisogno dei deliri di razza. L’antisemitismo non esiste in Italia. Gli ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini, e come soldati si sono battuti coraggiosamente. Essi occupano posti elevati nelle Università, nell’Esercito, nelle Banche. Tutta una serie sono generali: comandante della Sardegna è il generale Modena, un altro generale è nell’artiglieria. (Colloqui con Mussolini, 70) 

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Io già le dissi che non ci sono razze. Si tratta di una illusione dello spirito, un sentimento. (Colloqui con Mussolini, 70) 

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Sappiate ed ognuno sappia che anche nella questione della razza noi tireremo diritto. Dire che il fascismo ha imitato qualcuno o qualcosa è semplicemente assurdo. (XII. 31 – 30.7.1938) 

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Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o, peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso come pensano coloro che sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. (XII. 46 – 18.9.1938)


Titolo: IL PROFETA (E LA GUERRA)

Solo per una suprema follia si potrebbe pensare a un’invasione. Qui (Sicilia) non sbarcherà mai nessuno, nemmeno un soldato.                                                                      (XI. – 19.8.1937)

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Contro il Giappone non c’è niente da fare. (XII. 309 – 1.12.1937)

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La Russia dei Sovieti non può giocare, senza pericolo mortale per la sua situazione interna, la carta della guerra.  (XII. 310 – 1.12.1937)

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La guerra terrestre nel continente è finita, non può riaccendersi, è finita con la vittoria della Germania… (Relazioni Internazionali, 1941. 265 – 23.2.1941)

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Gli eserciti della Gran Bretagna dovrebbero sbarcare nel continente, invadere Germania e Italia, sconfiggerne gli eserciti; e questo nessun inglese, per quanto squilibrato e delirante dall’uso e dall’abuso degli stupefacenti e degli alcolici, può nemmeno sognarlo. (Relazioni Internazionali, 1941. 265 – 23.2.1941)

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Che si dovrà combattere duramente è certo, che si dovrà combattere a lungo è anche molto probabile, ma il risultato finale è la vittoria dell’Asse. La Gran Bretagna non può vincere la guerra. Ve lo dimostrerò con un rigore strettamente logico. La Gran Bretagna è sola… (Relazioni Internazionali, 1941. 265 – 23.2.1941)

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Il Giappone è irraggiungibile e imbattibile.   (Relazioni Internazionali, 1942. 1333 – 2.12.1942)


Titolo: IL FILOLOGO

Lo squadrismo deriva da squadra: così noi potremmo anche fare il battaglionismo e il reggimentismo.

(VI. 65 – 26.5.1927)

Titolo: PROFONDITÀ

La vita è tutta piena di contrasti: c’è l’amore e l’odio, il bianco e il nero, il giorno e la notte, il bene e il male… (II. 99 – 20.9.1920)

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Tutti gli uomini sono uguali: i piedi sono tutti di una forma, la differenza è nei cervelli. (II. 203 – 7.11.1921)

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Anche le piccole nazioni, quelle che si potrebbero chiamare Nazioni microscopiche, fanno una politica estera. Perché? Perché devono avere relazioni col mondo circostante. (IV. 387 – 15.11.1924)

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Non divaghiamo a discutere se la donna sia superiore o inferiore: contattiamo che è diversa. (V. 61 – 15.5.1925)

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Signori in che secolo viviamo? In questo (V. 61 – 15.5.1925)

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Dove può arrivare la scienza? Molto in là. (V. 463 – 31.10.1926)

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La cinematografia presenta questo grande vantaggio sul giornale e sul libro: che parla agli occhi. (VI. 271 – 5.11.1928)


Titolo: FINEZZA

L’annuncio che viene da Montecitorio è l’atto del decesso con relativo funerale di infima classe di quel feto che tutti i bottiglioni di spirito del patriottismo retorico non sono riusciti a conservare: il feto della concordia nazionale. (Adr. II. 103 – 18.12.1917)

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Ormai questa roba fa venire il latte cagliato a quei marron glacé che stanno sotto l’ombellico. (Adr. II. 103 – 18.12.1917)

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Quel gruppo di uomini, appestati e sifilizzati di parlamentarismo… (II. 23 – 28. 5.1919)

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Si sappia dunque, una volta per tutte, che il Fascismo non conosce idoli, non adora feticci, è già passato, e, se sarà necessario, tornerà ancora tranquillamente a passare sul corpo più o meno decomposto della Dea Libertà. (III. 79 – 25. 3.1923)

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Le opposizioni sono perfettamente impotenti. Il giorno in cui uscissero dalla vociferazione molesta, per andare alle cose concrete, quel giorno noi di costoro faremmo lo strame per gli accampamenti della Camicie Nere. (IV. 255 – 31. 8.1924)

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Io credo ancora che l’Europa non vorrà mettersi a ferro e fuoco, non vorrà bruciare sé stessa per cuocere l’uovo imputridito di Praga. (XII. 65 – 26.9.1938)

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Quello che fermenta nel basso ventre obeso delle democrazie… (XII. 313 – 3.12.1938)

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Quest’uomo (Churchill), dalla cui bocca fetida di alcool e di tabacco escono così miserabili bassezze… (Relazioni Internazionali, 1942. 1333 – 2.12.1942)


Titolo: VERITÀ AL 100%

Testo

Il popolo italiano soffre in silenzio. ( Adr. I. 292 – 15.10.1917)

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Questo popolo non si impressiona più. Potete dirgli tutto. ( Adr. II. 69 – 27.11.1917)

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La mia persona vale pochissimo. ( III. 36 – 27.11.1922)

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Le mie parole sono assolutamente superflue. ( III. 36 – 27.11.1922)

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Non dirò nulla di nuovo ( IV. 106 – 25.4.1924)

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Non ho inventato nulla (V. 401 – 5.10.1926)


Titolo: VERITÀ AL 50%

In genere non ci sono secoli stupidi od intelligenti; oserei dire che, come in tutti gli individui, me compreso, intelligenza e stupidità sono intermittenti.

(V. 161 – 28.10.1925)

Titolo: UMORISMO (3)

L’innovazione del “passo romano” è di un’importanza eccezionale. Lo riprova l’eco avuto nel mondo. Anche l’abolizione del “lei” servile e straniero, e detestato dai grandi italiani, da Leonardo a Cavour, è del massimo rilievo. (XII. 25 – 10.7.1938)

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Nessuno ha spinto al mio passaggio le popolazioni alloglotte della valle dell’Isonzo… (XII. 56 – 21.9.1938)

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Ginevra è in quello stato che i medici chiamano comatoso. Tutti quelli che si oppongono all’Italia devono finire così. (XII. 65 – 26.9.1938)

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Il Piemonte è fascista al cento per cento. (XII. 196 – 20.5.1939)

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La vita e le opere di Costanzo Ciano, vita e opere paragonabili a quelle d’un capo consolare dell’antica Roma… (Relazioni Internazionali, 1065 – 14.12.1939)

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I nostri bollettini di guerra sono la documentazione della verità. (Relazioni Internazionali, 1940. 1697 – 18.11.1940)

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Legionari dei battaglioni ‘M’…voi avete dimostrato nel combattimento l’impeto e l’implacabilità dei legionari di Cesare. (Relazioni Internazionali, 1942. 1103 – 1.10.1942)

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L’Italia è ancor oggi il paese che ha la gente meglio vestita di tutti i paesi del mondo. (Relazioni Internazionali, 1943. 575 – 24.6.1943)

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Credo che un nuovo impulso alla vita sindacale convincerà gli operai che veramente il Regime fascista è il miglior Regime che essi si possano attendere in qualsiasi parte del mondo. (Relazioni Internazionali, 1943. 575 – 24.6.1943)

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Il fatto di possedere un bel cavallo è l’unico vantaggio che il potere abbia dato alla mia vita privata. (Colloqui con Mussolini, 106)

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Gli abusi tra i funzionari vengono puniti severamente, come in Russia. Un fascista in simili casi si uccide. (Colloqui con Mussolini, 114)


Titolo: O UTINAM !  (DIO VOLESSE…)

Si vive e si muore in fretta oggi… (Adr. I. 177 – 2.9.1915) 

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Nella nuova organizzazione io voglio sparire, perché voi dovete guarire del mio male e camminare da voi. (II.206 – 7.11.1921)

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Io sento che noi siamo già al crepuscolo. (IV. 402 – 22.11.1924) 

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Il regime è così solido ormai, così infrangibile nella coscienza del popolo italiano, che può fare a meno degli uomini, me compreso. (V. 203 – 18.11.1925) 

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Il mio trapasso potrebbe essere non meno improvviso di quello di Arnaldo… (Vita di Arnaldo, 103)

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Non ho che un desiderio: quello di essere sepolto accanto ai miei, nel Cimitero di S. Cassiano. (Vita di Arnaldo, 103)


Titolo: IL PENSATORE

Nel vagone tutti dormivano, io solo pensavo. Che cosa pensai quella notte che divideva due periodi della mia vita? Non lo ricordo… (Lettere a S. Tedeschi, 3.9.1902 – Italia Nuova, 547) ————

Non solo per noi non esiste un dualismo tra materia e spirito, ma noi abbiamo annullato questa antitesi nella sintesi dello spirito. Lo spirito solo esiste: né voi, né quest’aula, né le cose e gli oggetti che passano nella cinematografia fantastica dell’universo, il quale esiste in quanto io lo penso e solo nel mio pensiero; non indipendentemente dal mio pensiero. (Rumori). È l’anima, signori, ch’è tornata. (II. – 1.12.1921) 

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Noi siamo già passato, per il solo fatto che viviamo nel presente, in confronto di coloro che verranno; né intendiamo precluderci le vie dell’avvenire, perché il nostro presente è, in sé stesso, un avvenire in confronto di coloro che ci hanno preceduto. (II. 236 – 25.1.1922)  


Titolo: ORA POI

Il popolo italiano non è mai stato felice.

(Relazioni Internazionali, 1942. 1333 – 2.12.1942)

Titolo: DEFINIZIONI

La guerra sta all’uomo, come la maternità alla donna. (IX. 98 – 26.5.1934) 

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Il credito sta all’economia, come il sangue all’organismo umano. (23.3.1936) 

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La massa è donna. (colloqui con Mussolini, 68) 

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Il Popolo è il corpo dello Stato e lo Stato è lo spirito del Popolo. Nel concetto fascista il Popolo è lo Stato e lo Stato è il popolo. (IX. 33 – 18.3.1934)


Titolo: IL FILOSOFO

I filosofi risolvono dieci problemi sulla carta, ma sono incapaci di risolverne uno solo nella realtà della vita.

(V. III – 22.6.1925)

Titolo: STILE SECONDA ELEMENTARE

Noi terremo duro in Emilia ed in ogni altra regione d’Italia e quando il nemico si sarà convinto che con noi non v’è nulla da fare, sarà quello per l’Italia il giorno della vittoria. (Relazioni Internazionali, 1941. 1335 – 7.10.1941)


Titolo: STILE PRIMA ELEMENTARE

Accetto questo dono (un cavallo), primo perché mi viene dalla gente fedele di Zuara, secondo perché è un cavallo, terzo perché lo porterò con me a Roma e tutte le volte che lo monterò mi ricorderò della gente fedele di Zuara. (V. 319 – 12.4.1926)


Titolo: CHISSÀ  I  VICINI!

Per mio conto non suono più da due anni. In principio il suonare è un ristoro, poi consuma i nervi. Dopo mezz’ora di violino sono calmo, dopo un’ora eccitato. (Colloqui con Mussolini, 210)


Titolo: CULTURA  MUSICALE

La musica di domani avrà un altro tempo. Sarà un ‘andantino sostenuto’ e non sarà escluso un ‘fortissimo’ con calore. Ci saranno molti ‘diesis in chiave’. (Adr. II. 97 – 15.12.1917)

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Il ‘la’ è comune. Ma, dato il ‘la’, c’è la diversità che evita la cacofonia e fa prorompere invece la divina e piena armonia…I classici archi non escludono, nelle moderne orchestre, i ‘flauti’ dalle forme inconsuete. (VI. 251 – 10.10.1928)

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Armonia è armonia, cacofonia è un’altra cosa. (VIII. 258 – 14.11.1933)

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All’indomani, domenica, si andava tutti a messa, nella chiesa della Madonna. Ivi suonava la musica cittadina. Mi è rimasta da allora impressa una sinfonia di Rossini. (Vita di Arnaldo, 11)

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Mi metta in un locale oscuro, accanto al quale si suona; io credo che distinguerò la musica tedesca, francese, italiana, russa…(Colloqui con Mussolini, 211)

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La poesia ha grandi affinità con la musica. In questa, cosa v’è da capire? Nulla. Cosa v’è da sentire? Tutto. (Lettera a S. Tedeschi, 3.9.1922. Italia Nuova, 549)

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La musica mi consola cervello e ventre. (Lettera a S. Tedeschi, 3.9.1902. Italia Nuova, 551)

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Le comparse sono necessarie. Non si può essere tutti tenori di cartello, non si può essere tutti soprani; ci vuole anche il baritono che ha una figura ambigua, e fa certe parti antipatiche; ci sono le comparse che riempiono le scene e danno il colore e il calore necessario all’opera. (IV. 167 – 7.6.1924)


Titolo: DELICATO

Ho sempre sofferto del cattivo tempo. (Colloqui con Mussolini, 107)

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Seguivo sempre le pratiche religiose insieme con mia madre, ma non potevo rimanere a lungo in chiesa, specie in tempi di grandi cerimonie. La luce rosea dei ceri accesi, l’odore penetrante dell’incenso, il colori dei sacri paramenti, la cantilena strascicante dei fedeli e il suono dell’organo mi turbavano profondamente. (Memore autobiografiche, del Vincinelli ‘ Italia Nuova’, a pag. 513)


Titolo: EMORROIDI

Noi non possiamo mai metterci a sedere

(VII. 206 – 17.5.1930)

Titolo: PER CARITÀ

L’anno terzo della Rivoluzione fascista (il 29 ottobre comincerà il 4° dei sessanta preventivati)… (V. 173 – 25.10.1925) 

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Oggi voglio modificare leggermente il calcolo di piazza Belgioioso a Milano e dico: non 60 anni, ma un secolo intiero ci appartiene! (VII. 204 – 17.5.1930) 

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Io sono venuto per restare il più a lungo possibile. (Colloqui con Mussolini, 101)


Titolo: MORTE E RESURREZIONE

Anche qui il regime ha potentemente operato: le minute, sudice valute cartacee da una, da due, da cinque, da dieci lire sono scomparse sostituite dai più nobili metalli… (VII. 20 – 10.3.1929)


Titolo: COERENZA

Io non tengo, fra tutte le virtù pensabili e possibili, alla coerenza. (II. 144 – 6.2.1921)

Siamo di una coerenza che si può veramente chiamare perfetta. (IV. 44 – 28.1.1924)

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L’opposizione ci deve essere! L’opposizione è necessaria; non solo, ma vado più in là e dico: può essere educativa e formativa. (IV. 166 – 7.6.1924)

Qui sorge il problema: ma come fate a vivere senza un’opposizione? L’opposizione ci vuole, perché sta bene nel quadro. Noi respingiamo nella maniera più perfetta e sdegnosa questo ordine di ragionamento. L’opposizione non è necessaria al funzionamento di un sano regime politico. L’opposizione è stolta, superflua in un regime totalitario come è il regime fascista. (VI. 62 – 26.5.1927)

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Il fascismo non è un articolo di esportazione. (VI. 151 – 3.3.1928)

La frase che il fascismo non è merce di esportazione non è mia. È troppo banale. (VII. 230 – 27.10.1930)

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Noi, delle merci, ne dobbiamo importare. Non facciamoci delle illusioni sull’autarchia. (IX. 83 – 26.5.1934)

Gli italiani debbono farsi una mentalità autarchica, anzi debbono vivere intensamente nella “mistica dell’autarchia”. (XI. 183 – 18.11.1937)

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Qualcuno di voi opinava che si dovesse ricostituire il ministero dell’agricoltura. Ero, e sono, e sarò contrario. L’agricoltura italiana non ha bisogno di un ministero. (V. 123 – 30.7.1925)

L’agricoltura ha bisogno di un organismo propulsore centrale, cioè di un Ministero. (VII. 136 – 14.9.1929)

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Fato! Di fato parlano sempre gli uomini di stato, quando essi stessi hanno commesso qualche errore (Colloqui con Mussolini, 80)

Quanto è accaduto doveva fatalmente accadere (XI. 222 – 16.3.1938; per l’occupazione dell’Austria)

Io sono qui a dichiararvi nella maniera più esplicita che quanto è accaduto nell’Europa Centrale doveva fatalmente accadere. (XII. 157 – 26.3.1919; per l’occupazione della Cecoslovacchia)